| Molto probabilmente tutte li avrete già letti,ma nel caso a qualcuno sia sfuggito,inserisco i capitoli extra non iseriti in Twilight e New Moon!^^ TWILIGHT OUTTAKESBADMINTON(Note: Questa scena è stata ritagliata dal capitolo 11 ‘Complicazioni’. Mi ossessionava rimuoverla ma non riuscivo a capire quale fosse il perché, così l’ho lasciata andare. Quando era troppo tardi per tornare indietro, finalmente realizzai cosa mi turbava. Sebbene io mi riferisca alla goffaggine di Bella in ginnastica parecchie volte, non l’ho mai veramente mostrata in azione. Questa era l’unica volta che Edward stava ‘guardando’, e così il naturale posto per mettere in mostra questa goffaggine. Ha ha – e adesso la mia spiegazione è quasi più lunga dell’outtake!!)
Entrai a ginnastica, con la testa leggera, esitante. Mi spostai lentamente verso lo spogliatoio cambiandomi in uno stato di trance, solo vagamente consapevole che ci fossero altre persone che mi circondavano. La realtà non si instaurò completamente fino a che non mi fu consegnata una racchetta. Non era pesante, si sentiva già molto insicura nella mia mano. Potevo vedere alcuni degli altri ragazzi nella classe guardarmi furtivamente. Il professor Clapp ci ordinò di dividerci in squadre a coppie. Pietosamente, alcune tracce della cavalleria di Mike erano ancora sopravvissute; lui venne a trovarsi accanto a me. “Vuoi essere una squadra?” chiese allegramente. “Grazie, Mike – non sei obbligato a farlo, lo sai.” Storsi la bocca. “Non preoccuparti, mi terrò fuori dalla tua portata,” sogghignò. Qualche volta era così facile voler bene a Mike. Non andò liscio. Cercai di stare a debita distanza da Mike così che lui potesse tenere l’uccellino in gioco, ma venne il professor Clapp e gli ordinò di rimanere nella sua parte del campo così io potevo partecipare. Lui rimase, guardando, per far valere le sue parole. Con un sospiro, entrai dentro un posto più centrale nel campo, tenendo la mia racchetta diritta, anche se con circospezione. La ragazza nell’altra squadra sghignazzò maliziosamente mentre serviva l’uccellino – dovevo averla ferita durante la lezione di basket – lanciandolo appena a pochi piedi dietro la rete, direttamente verso di me. Scattai in avanti in modo sgraziato, mirando la mia battuta in direzione del piccolo animale di gomma, ma dimenticai di mettere in conto la rete. La mia racchetta tornò di rimbalzo dalla rete con sorprendente forza, schizzando fuori dalla mia mano e rimbalzando sulla mia fronte prima di bastonare Mike sulla spalla mentre lui sfrecciava per prendere l’uccellino che io avevo completamente mancato. Il professor Clapp tossì, o coprì una risata. “Mi dispiace Newton,” borbottò, camminando via lentamente così noi potevamo tornare alle nostre precedenti posizioni, meno pericolose. “Stai bene?” chiese Mike, massaggiando la sua spalla, così come io stavo strofinando la mia fronte. “Si, e tu?” domandai umilmente, recuperando la mia arma. “Penso che lo sarò.” Lui ruotò il suo braccio in un cerchio, assicurandosi di avere ancora tutta la gamma dei movimenti. “Starò appena qui dietro.” Camminai verso l’angolo inferiore del campo, tenendo la mia racchetta cautamente dietro la mia schiena. SHOPPING WITH ALICE(Note: Riconoscerai pezzi di questo capitolo – piccoli pezzi sono sopravvissuti e sono stati combinati con quello che è ora il capitolo 20 “Inquietudine”. Questo capitolo rallentava il passo alla parte della storia “caccia”, ma sento come se avessi tagliato molto della personalità di Alice quando l’ho sacrificato.)
La macchina era sinuosa, nera e potente; i suoi finestrini erano tinti di un nero sfumato. Il motore faceva le fusa come un grande gatto mentre noi sfrecciavamo attraverso la notte profonda. Jasper guidava con una sola mano, sembrava in modo distratto, ma la muscolosa macchina volva con precisione perfetta. Alice sedeva con me sul sedile posteriore di pelle nera. In qualche modo durante la lunga notte, la mia testa era finita contro il suo collo marmoreo, le sue braccia fredde mi abbracciavano, la sua guancia era premuta contro la parte superiore della mia testa. La parte davanti della sottile camicia era fredda, bagnata con le mie lacrime. Di tanto in tanto se il mio respiro diventava irregolare, lei mormorava dolcemente; nella sua veloce, alta voce, gli incoraggiamenti suonavano come un canto. Per mantenermi calma, io mi focalizzai sul tocco della sua fredda pelle; mi dava la sensazione di un contatto fisico ad Edward. Entrambi mi avevano assicurato – quando realizzai, in preda al panico, che tutte le mie cose erano ancora nel furgone – che lasciarle indietro era necessario, qualcosa a che fare con l’odore. Mi dissero di non preoccuparmi di vestiti o denaro. Cercai di fidarmi di loro, facendo uno sforzo per ignorare quanto stessi scomoda negli abiti di Rosalie che non erano della mia taglia. Era una cosa stupida di cui preoccuparsi. Sulle autostrade lisce, Jasper non aveva mai guidato la robusta macchina a meno di 120 miglia all’ora. Sembrava completamente inconsapevole dei limiti di velocità, ma non incontrammo mai una macchina della polizia. L’unica diversità nella monotonia della guida furono le due fermate che facemmo per il carburante. Notai pigramente che Jasper andò dentro per pagare alla cassa entrambe le volte. L’alba cominciò a sorgere quando eravamo da qualche parte nel nord della California. Guardavo con occhi asciutti, dolenti mentre la luce grigia si faceva si faceva strada attraverso il cielo senza nuvole. Io ero esausta, ma il sonno non mi aveva toccato, la mia mente (era) troppo piena di immagini disturbanti per rilassarsi in uno stato di incoscienza. L’espressione rotta di Charlie – il brutale ghigno di Edward, a denti scoperti – lo sguardo con occhi spalancati del segugio – l’espressione desolata di Laurent – l’aspetto morto negli occhi di Edward dopo che mi aveva baciato l’ultima volta; come immobili diapositive esse lampeggiavano davanti, alternando i miei sentimenti tra il terrore e la disperazione. A Sacramento, Alice volle che Jasper si fermasse per prendere del cibo per me. Ma io scossi la mia testa stancamente, e gli indicai di continuare a guidare con una voce vuota. Alcune ore più tardi, in un sobborgo fuori L.A., Alice gli parlò nuovamente a voce bassa, e lui uscì dall’autostrada al suono delle mie deboli proteste. Un grande supermercato era visibile dall’autostrada, e lui si fece strada fino a lì, entrando nel garage nel livello sottoterra per parcheggiare. “Stai con la macchina,” lei istruì Jasper. “Sei sicura?” sembrava apprensivo. “Non vedo nessuno qui” disse lei. Lui annuì, acconsentendo. Alice prese la mia mano e mi spinse fuori dall’auto. Tenne stretta la mia mano tenendomi accanto a lei mentre uscivamo dall’oscuro garage. Lei si tenne lungo il bordo del garage, tenendosi nell’ombra. Notai come la sua pelle sembrava brillare nella luce solare che rifletteva dal marciapiede. Il supermercato era affollato, passarono molti gruppi di compratori, alcuni di loro girarono le loro teste per guardarci (passare). Camminammo sotto un ponte che collegava il livello superiore del parcheggio al parcheggio al secondo piano del supermercato, sempre tenendoci fuori dalla luce diretta del sole. Una volta dentro, sotto le luci fluorescenti del negozio, Alice sembrava meno notevole (che si notava) – semplicemente una ragazza pallida come il gesso all’erta, ma con occhi con profonde occhiaie e capelli neri ritti. I cerchi sotto i miei occhi,ero sicura, erano più evidenti dei sui. Noi ancora catturavamo l’attenzione di qualcuno che guardava nella nostra direzione. Mi chiedevo cosa pensavano di vedere. La delicata, danzante Alice, con il suo viso d’angelo che colpiva, era vestita con un sottile, pallido tessuto che non diminuiva del tutto il suo pallore, tenendomi per mano, ovviamente guidandomi, mentre io camminavo stancamente nei miei vestiti poco adatti, i miei capelli mosci contorti in nodi giù per la mia schiena. Alice mi condusse direttamente al reparto cibo. “Cosa vuoi da mangiare?” L’odore dell’unto fast food mi fece torcere lo stomaco. Ma gli occhi di Alice non si fecero persuadere. Chiesi senza entusiasmo un sandwich. “Posso andare al bagno?” domandai mentre ci dirigevamo verso la fila. “Okay,” cambiò direzione, senza lasciare mai la mia mano. “Posso andare da sola.” L’atmosfera quotidiana del generico supermercato mi fece sentire la più normale (atmosfera) dal nostro gioco disastroso dell’ultima notte. “Mi dispiace, Bella, ma Edward leggerà la mia mente quando verrà qui, e se vedrà che ti ho lasciato fuori dalla mia vista per un minuto…” lei abbassò la voce non desiderosa di vedere le atroci conseguenze. Per lo meno aspettò fuori la cabina nel bagno affollato. Mi lavai il viso oltre che le mani, ignorando lo sguardo stupito delle donne intorno a me. Cercai di pettinarmi i capelli con le dita, ma velocemente smisi. Alice prese nuovamente la mia mano alla porta, e noi ritornammo lentamente verso la fila al cibo. Mi stavo trascinando, ma lei non sembrava impaziente con me. Mi guardava mangiare, lentamente all’inizio e poi più veloce mentre il mio appetito ritornava. Bevvi la soda che mi aveva comprato così velocemente che lei mi lasciò per un momento – senza togliermi gli occhi di dosso, comunque – per prenderne un’altra. “E’ definitivamente più conveniente, il cibo che mangi tu,” lei commentò mentre finivo, “Ma non sembra molto divertente” “Cacciare è più eccitante, immagino” “Non ne hai idea.” Lei mostrò una fila di denti luccicanti, e le teste di molte persone si voltarono nella nostra direzione. Dopo aver buttato via i nostri rifiuti, lei mi condusse lungo gli ampi corridoi del supermercato, i suoi occhi che si illuminavano di tanto in tanto su qualcosa che lei voleva, tirandomi con lei ad ogni fermata. Si fermò per un momento ad una boutique cara per comprare tre paia di occhiali da sole, due da donna e uno da uomo. Notai che il commesso la guardò con una nuova espressione quando gli consegnò una carta di credito chiara non familiare (che non conoscevo) con linee dorate che l’attraversavano. Trovò un negozio di accessori dove prese una spazzola per capelli e nastri di gomma. Ma lei non cominciò veramente a fare acquisti fino a quando non mi trascinò in quel tipo di negozio che non frequentavo mai, perché il prezzo per un paio di calze sarebbe stato fuori dalla mia portata. “Sei circa una taglia 2.” Era un’affermazione, non una domanda. Lei mi usò come un mulo da pacchi, caricandomi con un impressionante ammontare di vestiti. Di tanto in tanto la vedevo prendere una tagli extra-small mentre cercava qualcosa per sé. Gli abiti che lei sceglieva per se stessa erano tutti di materiale leggero, ma con maniche lunghe o lunghi fino a terra, disegnati per coprire il più possibile la sua pelle. Un cappello di paglia, nero, a tesa larga incoronava la montagna di vestiti. La commessa ebbe una reazione simile alla inusuale carta di credito, diventando più servile, e chiamando Alice ‘miss’. Il nome che lei disse non era familiare, comunque. Una volta che noi eravamo di nuovo fuori nel supermercato, le nostre braccia cariche di borse, delle quali lei portava la parte del leone (quella più pesante) io glielo chiesi. “Come ti ha chiamato?” “La carta di credito dice Rachel Lee. Staremo molto attenti a non lasciare alcun genere di traccia per il segugio. Andiamo a farti cambiare. Pensai di nuovo a questo mentre mi conduceva di nuovo nel bagno, spingendomi dentro la cabina dei disabili così che io potessi avere spazio per muovermi. La sentii frugare nelle borse, tenere finalmente in mano un leggero vestito di cotone blu sopra la porta per me. Con gratitudine mi tolsi i jeans troppo stretti, troppo lunghi di Rosalie, tolsi la camicia che cascava su di me in tutti i posti sbagliati , e li volai al di là della porta da sopra verso di lei. Lei mi sorprese spingendomi un paio di soffici sandali di pelle sotto la porta – quando li aveva presi? Il vestito mi stava incredibilmente bene, il costoso taglio evidente nel modo in cui esso scivolava su di me. Mentre lasciavo la cabina notai che lei stava mettendo gli abiti di Rosalie nella pattumiera. “Tieni le tue scarpe da ginnastica,” disse. Le misi in cima a una delle borse. Ci indirizzammo indietro verso il garage. Alice ricevette meno sguardi questa volta; lei era così coperta di borse che la sua pelle era scarsamente visibile. Jasper stava aspettando. Scivolò fuori dalla macchina mentre noi ci avvicinavamo – la bauliera era aperta. Mentre allungava la mano per prendere le mie borse per prime, lanciò ad Alice uno sguardo ironico. “Sapevo che sarei dovuto andare io” lui mormorò. “Si” concordò lei “ti avrebbero amato nel bagno delle donne.” Lui non rispose. Alice frugò velocemente nelle sue borse prime di metterle nel bagagliaio. Passò a Jasper un paio di occhiali da sole, indossandone un paio lei stessa. Mi passò il terzo paio, e la spazzola per capelli. E tirò fuori una lunga camicia senza maniche, sottile, trasparente, nera mettendola sopra la sua t-shirt, lasciandola aperta. Infine aggiunse il cappello di paglia. Su di lei il temporaneo costume sembrava come se appartenesse a Runaway (rivista di moda – sfilata). Afferrò una manciata in più di vestiti e, arrotolandoli in una palla, aprì la portiera posteriore e fece un cuscino sul sedile. “Adesso hai bisogno di dormire,” lei ordinò fermamente. Mi acciambellai obbedientemente sul sedile, lasciando (cadere) la mia testa , arrotolandomi dalla mia parte. Ero mezzo addormentata quando la macchina prese vita. “Non avresti dovuto comprarmi tutte quelle cose,” mormorai. “Non preoccuparti di questo, Bella. Dormi.” La sua voce era senza riposo. “Grazie” sussurrai, e scivolai in un difficile sonno. Era il fastidio del dormire in una posizione impacciata che mi svegliò. Ero ancora esausta, ma improvvisamente impaurita mentre ricordavo dove fossi. Mi tirai su per vedere la Valle del Sole stendersi di fronte a me; l’ampia, piatta distesa di tetti con le tegole, di palme, autostrade, smog e piscine, abbracciata dalle corte, creste rocciose che noi chiamiamo montagne. Fui sorpresa di non sentire alcun senso di sollievo, solo una fastidiosa nostalgia per i piovosi cieli e verdi recinti del posto che significavano Edward per me. Scossi la mia testa cercando di respingere il bordo di disperazione che minacciava di sopraffarmi. Jasper e Alice stavano parlando; consapevoli, sono sicura, che io ero di nuovo cosciente, ma loro non ne dettero segno. Le loro voci soft, veloci, una bassa, una alta, ondeggiavano musicalmente intorno a me. Ero sicura che stessero discutendo su dove stare. “Bella,” Alice si rivolse a me in modo casuale, come se io fossi già parte della conversazione, “quale è la strada per l’aeroporto?” Pensai per un momento, il mio cervello ancora annebbiato dal sonno. “Voleremo da qualche parte?” domandai. “No, ma è meglio essere vicini, per ogni evenienza” Lei aprì il suo cellulare e apparentemente chiamò il centro informazioni. Parlò più lentamente del solito, chiedendo di un hotel vicino all’aeroporto, mostrandosi d’accordo a un suggerimento, poi facendo una pausa mentre era connessa. Fece una prenotazione per una settimana sotto il nome di Christian Bower, dettando il numero di una carta di credito senza guardarne nessuna. La sentivo ripetere le indicazioni di nuovo per l’operatore; sono sicura che lei non aveva bisogno di aiuto con la sua memoria. La visione del telefono mi fece ricordare le mie responsabilità. “Alice,” dissi mentre lei finiva “Ho bisogno di chiamare mio padre.” La mia voce era più sobria. Lei mi passò il telefono. Era tardi pomeriggio; speravo fosse al lavoro. Ma lui rispose al primo squillo. Mi feci piccola, disegnando il suo viso ansioso al telefono. “Papà?” dissi esitante. “Bella! Dove sei, dolcezza?” un profondo sollievo riempì la sua voce. “Sono per strada.” Non c’era bisogno di dirgli che mi ero fatta un viaggio di tre giorni in una notte. “Bella, tu devi tornare.” “Ho bisogno di andare a casa.” “Dolcezza, parliamone. Non devi partire solo a causa di qualche ragazzo.” Era molto attento, potevo dire. “Papà, dammi una settimana. Ho bisogno di pensare a delle cose, e poi deciderò se tornare. Questo non ha niente a che fare con te, okay?” La mia voce tremava leggermente, “Ti voglio bene, papà. Qualunque cosa io decida, ci rivedremo presto, promesso.” “Okay, Bella.” La sua voce era rassegnata. “Chiamami quando arrivi a Phoenix.” “Ti chiamerò da casa, Papà. Ciao.” “Ciao, Bells.” Esitò prima di attaccare. Per lo meno ero di nuovo in buoni rapporti con Charlie. Pensai mentre ripassavo il telefono ad Alice. Lei mi stava guardando attentamente, aspettando forse un’altra esplosione emotiva. Ma ero troppo stanca. La familiare città passò oltre il mio finestrino oscuro. Il traffico era calmo. Percorremmo la nostra strada velocemente attraverso la periferia e poi curvammo intorno al lato nord dello Sky Harbor International, girando a sud nel Tempe. Appena dall’altra parte dell’asciutto letto del fiume Salt, un miglio o circa dall’aeroporto, Jasper esitò all’indicazione di Alice. Lei lo diresse con facilità attraverso le strade in superficie fino all’entrata dell’Hilton dell’aeroporto. Io avevo pensato al Motel 6, ma ero sicura che loro non si sarebbero preoccupati dei soldi. Sembravano averne una riserva senza fine. Entrammo nel parcheggio dell’auto a cura dell’albergo sotto l’ombra di una lunga ramada(?), e due fattorini si mossero velocemente verso il lato dell’impressionante automobile. Jasper e Alice uscirono fuori sembrando molto come star del cinema nei loro scuri occhiali da sole. Io uscii fuori goffamente, irrigidita dalle lunghe ore in macchina, sentendomi a casa. Jasper aprì il bagagliaio, e l’ossequioso staff velocemente scaricò le nostre borse shopping in un carrello d’ottone. Loro erano troppo bene abituati per offrire sguardi sorpresi alla nostra mancanza di veri bagagli. La macchina era stata molto fresca dentro nell’oscurità interiore; uscire fuori nel pomeriggio di Phoenix, persino all’ombra, era come appiccicare la mia testa ad una forno pronto per arrostire… Per la prima volta quel giorno, mi sentii a casa. Jasper camminò sicuro attraverso la hall vuota. Alice si tenne attentamente al mio fianco, i fattorini ci seguivano ansiosi con le nostre cose. Jasper si avvicinò al bancone con la sua incosciente aria regale. “Bower,” fu tutto quello che disse alla receptionist dall’aria professionale. Lei registrò velocemente la sua informazione, con solo il più piccolo degli sguardi verso l’idolo dai capelli dorati davanti a lei che tradiva la sua adeguata professionalità. Fummo velocemente condotti alla nostra grande suite. Sapevo che due stanze erano semplicemente per amor di convenienza. I fattorini scaricarono i nostri bagagli in maniera efficiente mentre io sedetti stancamente sul divano e Alice danzava per esaminare le altre stanze. Jasper dette loro la mano mentre uscivano, e l’occhiata che loro si scambiarono sulla strada fuori dalla porta era più che soddisfatta; erano quasi inebriati. A quel punto eravamo soli. Jasper andò alla finestra, chiudendo entrambi gli strati delle tende per sicurezza. Alice apparve e mi tirò un menù del servizio in camera sullo stomaco. “Ordina qualcosa,” ordinò. “Sto bene,” dissi stancamente. Lei mi lanciò un’occhiata torva, e riprese il menù. Borbottando qualcosa a proposito di Edward, prese il telefono. “Alice veramente,” cominciai, ma il suo sguardo mi zittì. Appoggiai la mia testa sul braccio del divano e chiusi gli occhi. Un colpo alla porta mi svegliò. Saltai su così velocemente che scivolai direttamente dal divano al pavimento e sbattei la fronte contro il tavolo da caffè. “Ow,” dissi, imbambolata, sfregandomi la testa. Sentii Jasper ridere una volta, e guardai su per vederlo coprire la sua bocca, cercando di soffocare il resto del suo divertimento. Alice andò alla porta, premendo fermamente le sue labbra insieme, gli angoli della sua bocca che si contorcevano. Arrossii e crollai indietro sul divano, tenendomi la testa tra le mani. Era il mio cibo; l’odore della carne rossa, formaggio, aglio e patate fluttuò allettante intorno a me. Alice portò il vassoio abilmente come se avesse fatto la cameriera per anni, e lo mise sul tavolo alle mie ginocchia. “Hai bisogno di proteine,” lei spiegò, sollevando lo scaldavivande d’argento per rivelare una grande bistecca e una decorativa scultura di patate. “Edward non sarà felice con te se quando verrà qui il tuo sangue avrà un profumo anemico.” Ero quasi sicura che stesse scherzando. Adesso che potevo odorare il cibo avevo di nuovo fame. Mangiai velocemente, sentendo che le mie energie ritornavano mentre gli zuccheri colpivano il mio flusso sanguigno. Alice e Jasper mi ignorarono, guardando le notizie e parlando così velocemente e a bassa voce che io non riuscivo a capire una parola. Un secondo colpo bussò alla porta. Saltai in piedi evitando di poco un altro incidente con il vassoio mezzo vuoto sul tavolo da caffè. “Bella, tu hai bisogno di calmarti,” disse Jasper, mentre Alice rispondeva alla porta. Un membro del personale dello staff le dette una piccola borsa con il logo Hilton su essa e se ne andò silenziosamente. Alice la portò dentro e me la dette. La aprii per trovare uno spazzolino, dentifricio, e tutte le altre cose critiche che avevo lasciato nel retro del mio furgone. Mi salirono le lacrime agli occhi. “Voi siete così carini con me.” Guardai Alice e poi Jasper, sopraffatta. Avevo notato che Jasper era generalmente il più attento a tenere una distanza da me, così mi sorprese quando mi venne accanto e mi mise la mano sulla spalla. “Tu sei parte del gruppo, adesso” scherzò, sorridendo caldamente. All’improvviso sentii un profondo rilassamento farsi strada attraverso il mio corpo; le mie palpebre erano per qualche motivo troppo pesanti da tenere aperte. “Molto sottile Jasper;” sentii Alice dire in un tono storto. Le sue fresche, esili braccia scivolarono sotto le mie ginocchia e dietro la mia schiena. Lei mi sollevò, ma mi ero addormentata prima che mi mettesse a letto. Era molto presto quando mi svegliai. Avevo dormito bene, senza sogni ed ero più all’erta di quanto fossi normalmente quando mi svegliavo. Era buio, ma c’erano bagliori bluastri di luce che venivano da sotto la porta. Allungai una mano accanto al letto, cercando di trovare una lampada sul comodino. Una luce si accese sopra la mia testa, io annaspai, e Alice era lì, in ginocchio accanto a me sul letto, la sua mano sulla lampada che era stata follemente montata sopra la testata del letto. “Scusa,” lei disse mentre crollavo di nuovo sul cuscino con sollievo “Jasper ha ragione,” continuò, “Hai bisogno di rilassarti.” “Bene non dirglielo,” brontolai “Se lui cerca di rilassarmi ancora di più sarò in coma.” Lei ridacchiò “L’hai notato, eh?” “Se lui mi avesse colpito sulla testa con una padella sarebbe stato meno ovvio.” “Avevi bisogno di dormire” lei fece spallucce ancora sorridendo. “E adesso ho bisogno di una doccia, ick!” Realizzai che ero ancora nel vestito celeste, che non era per niente spiegazzato come avrebbe dovuto essere. La mia bocca sembrava gonfia. “Penso che avrai una escoriazione sulla tua fronte,” disse mentre mi dirigevo verso il bagno. Dopo che mi fui pulita, mi sentii molto meglio. Indossai i vestiti che Alice mi aveva messo sul letto, una camicia verde militare che sembrava fatta di seta, e pantaloncini di lino marrone. Mi sentii colpevole che le mie nuove cose erano molto più belle di qualsiasi altro vestito che avevo lasciato indietro. Era bello fare finalmente qualcosa per i miei capelli; gli shampoo dell’albergo erano di una marca di buona qualità e i miei capelli tornarono di nuovo brillanti: Presi il mio tempo con il phon per una perfetta stiratura. Avevo la sensazione che non avremmo fatto molto oggi. Un’attenta ispezione allo specchio rivelò un’ombra scura sulla mia fronte. Favoloso. Quando finalmente emersi, la luce si era alzata intorno ai bordi delle spesse tende. Alice e Jasper erano seduti sul divano, fissando la tv quasi muta. C’era un nuovo vassoio di cibo sul tavolo. “Mangia,” disse Alice, indicandolo fermamente. Mi sedetti obbedientemente sul pavimento, e mangiai senza notare il cibo. Non mi piaceva l’espressione su entrambe le loro facce. Erano troppo immobili. Guardavano la tv senza mai distogliere gli occhi, anche se erano in onda le pubblicità. Spinsi via il vassoio, il mio stomaco all’improvviso si turbò. Alice guardò in basso ora, occhieggiando il vassoio ancora pieno con uno sguardo di disappunto. “Cosa c’è che non và, Alice?” chiesi debolmente. “Non c’è niente che non và.” Lei mi guardò con ampi occhi onesti a cui io non credetti per un secondo. “Bene, che cosa facciamo adesso?” “Aspettiamo che Carlisle chiami.” “E avrebbe già dovuto chiamare?” Potevo vedere che ero vicina al segno. Gli occhi di Alice guizzarono dai miei al telefono in cima alla sua borsa di pelle e tornarono ai miei.. “Che cosa significa?” La mia voce tremò e combattei per controllarla “Che lui non ha ancora chiamato?” “Significa solo che non hanno ancora niente da dirci.” Ma la sua voce era troppo piatta, e l’aria divenne improvvisamente più dura da respirare. “Bella,” disse Jasper in una voce sospettosamente suadente, “tu non hai nulla di cui preoccuparti. Sei completamente al sicuro qui.” “Pensi che sia questo che mi preoccupa?” Chiesi incredula. “Cos’altro c’è?” Anche lui era sorpreso. Lui poteva sentire il tipo delle mie emozioni, ma non poteva capire le ragioni dietro di esse. “Hai sentito che cosa ha detto Laurent,” la mia voce era bassa, ma naturalmente loro potevano sentirmi con facilità. “Ha detto che James è letale. Se qualcosa và storto, se loro si dividono. Se succede qualcosa a qualcuno di loro, Carlisle, Emmett… Edward…” Inghiottii “Che cosa potrebbe accadere se quella selvaggia femmina colpisce Carol (?) o Esme…” la mia voce era diventata più alta, una nota di isteria stava cominciando a crescere. “Come potrei vivere (con me stessa) quando è colpa mia? Nessuno di voi dovrebbe rischiare se stesso per me –“ “Bella, Bella, fermati,” lui mi interruppe, le sue parole uscivano velocemente. “Ti stai preoccupando delle cose sbagliate, Bella. Fidati di me – nessuno di noi è in pericolo. Tu ora sei troppo sotto stress, non aggiungere ad esso preoccupazioni del tutto inutili. Ascoltami –“ perché io avevo distolto lo sguardo, “La nostra famiglia è forte. La nostra unica paura è quella di perderti.” “Ma perché voi dovreste –“ Questa volta mi interruppe Alice, toccandomi la guancia con le dita fredde. “Per quasi un secolo Edward è rimasto solo. Adesso ha trovato te, e la nostra famiglia è completa. Pensi che qualcuno di noi avrebbe il coraggio di guardarlo negli occhi per i prossimi cent’anni se ti perde?” Il mio senso di colpa sbiadiva lentamente mentre guardavo dentro i suoi occhi oscuri. Ma, anche se la calma si diffondeva in me, sapevo che non potevo fidarmi dei miei sentimenti con Jasper presente. EMMETT AND THE BEAR(Note: Questo pezzo è stato tagliato fuori dall’originale epilogo. Sebbene io abbia brevemente spiegato la storia remota di Emmett nel capitolo 14 “Ragione e Istinto,” mi manca veramente non averla descritta minuziosamente con le sue stesse parole.)
Fui sorpresa di trovare una strana affinità che aumentava tra me ed Emmett, specialmente dopo che lui una volta era stato il più terrorizzante di tutti gli altri. Doveva avere a che fare con come noi eravamo stati entrambi scelti per unirsi alla famiglia; noi avevamo entrambi amato – ed eravamo stati riamati – mentre eravamo umani, sebbene molto brevemente per lui. Solo Emmett ricordava – lui solo capiva veramente il miracolo che Edward rimaneva per me. Ne parlammo per la prima volta una sera mentre tutti e tre stavamo distesi sui divani chiari del salotto, Emmett mi intrattenne tranquillamente con i ricordi che erano migliori delle storie sulle fate, mentre Edward era concentrato su un programma di cucina – lui aveva deciso che doveva imparare a cucinare, con mio stupore, e sarebbe stato approssimativo senza l’appropriato senso del gusto e dell’olfatto. Dopotutto, c’era qualcosa che non gli veniva naturale. La sua fronte perfetta si corrugò mentre il celebre cuoco insaporì ancora un altro piatto in base al gusto. Io repressi un sorriso. “Lui stava finendo di giocare con me allora, ed io seppi che stavo per morire,” Emmett ricordò dolcemente, concludendo il racconto dei suoi anni umani con la storia dell’orso. Edward non ci prestava attenzione; lui l’aveva già sentita (prima). “Io non potevo muovermi, e la mia coscienza stava scivolando via, quando sentii quello che pensavo fosse un altro orso, e un combattimento finale per chi avrebbe ottenuto la mia carcassa, supposi. Improvvisamente sentii come se stessi volando. Immaginai di essere morto ma in ogni modo cercai di aprire gli occhi. E allora vidi lei –“ il suo viso era incredulo al ricordo; mi identificai completamente, “ – e seppi che ero morto. Non mi preoccupava neanche il dolore – combattei per tenere le mie palpebre aperte, non volevo perdere un secondo del viso dell’angelo. Deliravo naturalmente, chiedendomi perché non avevamo ancora raggiunto il paradiso, pensando che doveva essere più lontano di quanto mi aspettassi. Continuavo ad aspettare che lei prendesse il volo. E poi mi avrebbe portato da Dio.” Lui rise la sua profonda, fiorente risata. Potevo facilmente capire chiunque facesse quella affermazione. “Pensavo che quello che accadeva poi fosse il mio giudizio. Io avevo avuto un po’ troppo divertimento nei miei venti anni umani, così non fui sorpreso dalle fiamme dell’inferno.” Lui rise di nuovo, sebbene io rabbrividii; il braccio di Edward si strinse intorno a me inconsciamente. “Ciò che mi sorprese fu che l’angelo non se n’era andato. Non riuscivo a capire come a qualcosa di così bello fosse permesso di stare nell’inferno con me – ma ero grato. Ogni volta che Dio veniva a trovarmi per controllarmi, ero terrorizzato che l’avrebbe portata via, ma lui non lo fece mai. Cominciavo a pensare che forse quei predicatori che parlavano di un Dio misericordioso potevano dopotutto avere ragione. E poi il dolore se ne andò… e loro mi spiegarono le cose. “erano sorpresi su quanto poco turbato io fossi sulla questione del vampiro. Ma se Carlisle e Rosalie, il mio angelo, erano vampiri, quanto (brutto) poteva essere?” Io annuii concordando completamente, mentre lui continuava. “Io avevo un po’ più problemi ( preoccupazioni) con le regole…” Lui schioccò la lingua. “Tu eri molto occupato con me all’inizio, non è vero?” L’allegra spinta leggera di Emmett alle spalle di Edward ci fece entrambi oscillare. Edward sbuffò senza togliere gli occhi dalla tv. “Così vedi, l’inferno non è così brutto se ricevi un angelo per tenerlo tutto per te,” mi assicurò maliziosamente. “Quando lui mai riuscirà ad accettare l’inevitabile, starai bene.” Il pugno di Edward si mosse così rapidamente che non vidi cosa aveva colpito Emmett che si allungò sopra lo schienale del divano. Gli occhi di Edward non avevano mai lasciato lo schermo. “Edward!” Sgridai, scandalizzata. “Non preoccuparti per questo, Bella.” Emmett era tranquillo ,di nuovo sulla sua sedia “So dove trovarlo.” Guardò sopra di me verso il profilo di Edward. “Tu dovrai abbatterla (vampirizzarla) prima o poi,” lui minacciò. Edward semplicemente ringhiò in risposta senza alzare gli occhi. “Ragazzi!” la voce di rimprovero di Esme chiamò aspramente in fondo alle scale. EXTENDED PROM REMIX(Note: Questa sezione è un’auto-gratificazione nel suo peggiore. Io stavo semplicemente esplodendo con tutti i nastri e fiocchi rosa da ragazza e con le cose del ballo. Entra a tuo rischio.)
“Quando hai intenzione di dirmi cosa sta succedendo, Alice?” “Lo vedrai, sii paziente,” ordinò grignando in modo ambiguo. Eravamo sul mio furgone ma stava guidando lei. Ancora tre settimane e sarei stata liberata dal gesso, e poi avevo l’intenzione di mettere molto fermamente il mio piede buono sopra l’affare dello chauffeur. Mi piaceva guidare. Era tardo maggio, e in qualche modo la terra attorno a Forks stava trovando il modo di essere più verde del solito. Era bello, naturalmente, e mi stavo in qualche modo riconciliando con il bosco, soprattutto per il fatto che trascorrevo là più tempo del solito. Non eravamo ancora del tutto amici, ma stavamo avvicinandoci. Il cielo era grigio, ma anche questo era il benvenuto. Era un grigio perlaceo, niente affatto torvo, non stava piovendo, e (era) abbastanza caldo per me. Le nuvole erano spesse e sicure, il genere di nuvole che erano diventate piacevoli per me, a causa della libertà che garantivano. Ma nonostante questi piacevoli contorni, mi sentivo irascibile. In parte a causa dello strano comportamento di Alice. Lei aveva assolutamente insistito per un giorno da ragazze fuori questo sabato mattina, portandomi a Port Angeles per farci fare manicures e pedicures, rifiutando di lasciarmi avere la tonalità più modesta di rosa (smalto) che io volevo, ordinando invece al manicurist di pitturarmi con un rosso scuro scintillante – spingendosi tanto da insistere che mi facessi mettere lo smalto sulle unghie del mio piede ingessato. Poi mi portò a fare shopping di scarpe, sebbene potessi provare solo metà di ogni paio. Contro le mie strenue proteste mi comprò un paio dei più impratici, costosissimi tacchi a spillo – cose pericolose da guardarsi, tenuti su solamente da sottili nastri di raso che si incrociavano sopra il mio piede e si legavano in un ampio fiocco dietro la mia caviglia. (Le scarpe) Erano di un profondo blu giacinto, e invano cercai di spiegarle che non avevo niente con cui potessi indossarle. Sebbene il mio armadio fosse pieno in maniera imbarazzante dei vestiti che lei mi aveva comprato a L.A. – molti dei quali ancora troppo leggeri da indossare di già a Forks – ero sicura che non avevo niente di quel colore. E anche se avessi avuto qualcosa di quella esatta tonalità nascosto nell’armadio, i miei vestiti non erano veramente adatti ai tacchi a spillo. Io non ero adatta ai tacchi a spillo – riuscivo a mala pena a camminare in maniera sicura con i calzini. Ma la mia inattaccabile logica era sprecata con lei. Nemmeno rispondeva. “Bene, non sono di Biviano, ma faranno il loro lavoro,” mormorò senza espressione, e poi non aveva più parlato mentre sguinzagliava la sua carta di credito ai commessi stupiti. Mi passò il pranzo a un fast food drive attraverso il finestrino, dicendomi che dovevo mangiare in macchina, ma rifiutandosi di spiegare la fretta. Inoltre per la strada verso casa dovetti ricordarle diverse volte che il mio furgone non era semplicemente capace di funzionare come una macchina sportiva, anche con le modifiche di Rosalie, e pregarla di dare una pausa alla povera cosa. Generalmente, Alice era la mia chauffeur preferita. Lei non sembrava annoiata di guidare a solo venti o trenta miglia oltre il limite di velocità, il modo in cui molte persone non riuscivano proprio a fare. Ma l’agenda ovviamente segreta di Alice era solo la metà del problema, naturalmente. Ero anche pateticamente ansiosa perché non avevo visto il viso di Edward da almeno sei ore e questo doveva essere un record per gli ultimi due mesi. Charlie era stato difficile, ma non così impossibile. Si era riconciliato con la costante presenza di Edward quando ritornava a casa, (non) trovando nulla di cui lamentarsi sul fatto che noi sedevamo sopra i nostri compiti al tavolo in cucina – lui sembrava persino godere della compagnia di Edward mentre loro gridavano insieme alle partite su ESPN. Ma non aveva perso nulla della sua originale rigidezza quando ogni sera precisamente alle dieci in punto teneva risolutamente la porta per Edward. Naturalmente, Charlie era del tutto ignaro dell’abilità di Edward di riportare la sua macchina a casa e di tornare attraverso la mia finestra in meno di dieci minuti. Lui era molto più carino con Alice, spesso in modo imbarazzante. Ovviamente, fino a che il mio gesso non fu rimosso da qualcosa di più maneggevole, avevo bisogno di un aiuto femminile. Alice era un angelo, una sorella; ogni sera e ogni mattina lei appariva per aiutarmi con le mie routines quotidiane. Charlie era molto enormemente grato di essere sollevato dall’errore di una figlia quasi adulta che aveva bisogno di aiuto per fare la doccia – quel genere di cose che era molto più in là del suo livello di conforto, e anche il mio, per quella cosa. Ma era con molto più della gratitudine che Charlie prese a chiamarla “Angelo” come soprannome, e la guardava con occhi confusi mentre danzava sorridente attraverso la piccola casa, illuminandola. Nessun umano poteva non essere affascinato dalla sua sorprendente bellezza e grazia, e quando lei scivolava attraverso la porta ogni sera con un affezionato, “Ci vediamo domani, Charlie,” lei lo lasciava attonito. “Alice, stiamo andando a casa adesso?” chiesi ora, capendo entrambe che intendevo la casa bianca sul fiume. “Si.” Grignò, conoscendomi bene “Ma Edward non è lì.” Mi corrugai. “Dov’è lui?” “Aveva qualche commissione da fare.” “Commissione?” ripetei monotonamente. “Alice,” il mio tono divenne adulante, “per favore dimmi cosa sta succedendo.” Lei scosse la sua testa, grignando ancora rigidamente. “Mi sto divertendo troppo,” spiegò. Quando arrivammo a casa, Alice mi portò direttamente su per le scale, verso il suo bagno dalle dimensioni di una camera da letto. Fui sorpresa di trovare lì Rosalie, che aspettava con sorriso celestiale, stando in piedi dietro una bassa sedia rosa. Un impressionante schieramento di strumenti e prodotti copriva il lungo bancone. “Siediti,” Alice comandò. La considerai attentamente per un minuto, e poi, vedendo che lei si stava preparando ad usare la forza se necessario mi abbassai sulla sedia e mi sedetti con quanta più dignità fossi capace. Rosalie cominciò immediatamente a spazzolare i miei capelli. “Non credo che mi dirai a cosa serve tutto questo?” le chiesi. “Puoi torturarmi,” mormorò, assorta con i miei capelli, “Ma non parlerò mai.” Rosalie mise la mia testa nel lavandino mentre Alice massaggiava i miei capelli con uno shampoo che profumava di menta e pompelmo. Alice mi asciugò furiosamente le ciocche bagnate, poi spruzzò quasi un’intera bottiglia di qualcosa – questa odorava di cetrioli – sulle masse umide e mi asciugò di nuovo. Poi pettinarono la massa velocemente; qualunque cosa fosse quella al cetriolo, mi rese docili le ciocche. Avrei potuto volerne prendere un po’ in prestito. Poi entrambe presero un phon e si misero al lavoro. Mentre i minuti passavano, e loro continuavano a scoprire nuove parti di ciocche bagnate, i loro visi cominciarono a diventare un po’ preoccupati. Sorrisi allegramente. Alcune cose persino i vampiri non potevano velocizzare. “Lei ha un’orribile massa di capelli,” Rosalie commentò in una voce ansiosa. “Jasper!” chiamò Alice chiaramente, sebbene non a voce alta, “Trovami un altro phon!” Jasper venne in loro soccorso, salendo in qualche modo con due phon in più, che mi puntò alla testa, profondamente divertito, mentre (loro) continuavano il loro lavoro con i propri (phon). “Jasper…” cominciai piena di speranza. “Mi dispiace, Bella. Non mi è permesso dire nulla.” Scappò con gratitudine, quando infine fu tutto asciutto – e soffice. I miei capelli erano ritti tre pollici sulla mia testa. “Che cosa mi avete fatto?” chiesi con orrore. Ma loro mi ignorarono, tirando fuori una scatola di bigodini caldi. Cercai di convincerle che i miei capelli non si arricciavano, ma loro mi ignorarono, spalmando qualcosa che era di un colore giallo malaticcio attraverso ogni ciocca prima di avvolgerla attorno ad un caldo bigodino. “Avete trovato le scarpe?” domandò Rosalie con intensità mentre lavoravano, come se la risposta fosse di vitale importanza. “Si – sono perfette,” miagolò Alice con soddisfazione. Guardai Rosalie nello specchio, che annuiva come se un grande peso fosse stato tolto dalla sua mente. “I tuoi capelli sembrano belli,” notai. Non che non fossero sempre ideali – ma li aveva fatti questo pomeriggio, creando una corona di soffici ricci dorati in cima alla sua testa perfetta. “Grazie.” Lei sorrise. Adesso avevano cominciato il secondo set di bigodini. “Cosa ne pensi a proposito del make-up?” chiese Alice. “E’ orribile,” dissi. Loro mi ignorarono. “Non ne ha molto bisogno – la sua pelle è meglio nuda,” disse Rosalie”Rossetto, comunque,” decise Alice. “E mascara ed eyeliner,” aggiunse Rosalie, “solo un po’.” Sospirai a voce alta. Alice rise. “Sii paziente, Bella. Ci stiamo divertendo.” “Bene, finchè vi divertite voi,” borbottai. Adesso loro avevano fissato tutti i bigodini con i becchi fermamente e in modo scomodo sulla mia testa. “Vestiamola.” La voce di Alice si riempì di anticipazione. Lei non aspettò che zoppicassi da sola fuori dal bagno. Invece mi battè sul tempo e mi portò nella grande camera bianca di Rosalie ed Emmett. Sul letto, c’era un vestito. Blu giacinto, naturalmente. “Cosa ne pensi?” cinguettò Alice. Era una buona domanda. Era increspato in modo soffice, apparentemente designato per essere indossato molto basso e sotto le spalle, con lunghe maniche drappeggianti che si riunivano ai polsi. Il vero e proprio corpetto era cinto da un’altra stoffa color giacinto con pallidi fiori, che si pieghettavano insieme per formare una sottile gala giù nel lato sinistro. Il materiale floreale era lungo sulla schiena, ma aperto sul davanti sopra diversi strati aderenti di soffici gale color giacinto, con sfumature più chiare man mano che arrivavano al bordo del sedere. “Alice,” gemetti. “Non posso indossarlo!” “Perché?” domandò in una voce dura. “Il top è completamente trasparente!” “Questo và sotto,” Rosalie aveva in mano un indumento azzurro dall’aspetto inquietante. “Che cos’è quello?” chiesi terrorizzata. “E’ un corsetto, sciocca,” disse Alice, impaziente. “Adesso tu lo indosserai, oppure devo chiamare Jasper e chiedergli di bloccarti mentre (te) lo faccio (mettere) io?” minacciò. “Si suppone che tu sia mia amica,” accusai. “Sii gentile Bella,” lei sospirò, “Non ricordo quando ero umana e sto cercando di avere un po’ di divertimento vicario. Inoltre è per il tuo bene.” Mi lamentai ed arrossii molto, ma non ci misero molto a farmi entrare nel vestito. Dovevo ammetterlo, il corsetto aveva i suoi vantaggi. “Wow,” respirai, guardando verso in basso. “Ho un bel decoltè.” “Chi l’avrebbe pensato,” scherzò Alice, deliziata dal suo lavoro. Io, comunque non le avevo completamente creduto. “non pensi che questo vestito sia un po’ troppo… non so, avanti… per Forks?” chiesi esitante. “Penso che la parola che stai cercando sia alta moda,” Rosalie rise. “Non è per Forks, è per Edward,” insistette Alice. “E’ proprio quello che ci vuole. Poi mi portarono di nuovo nel bagno, sfacendo i bigodini con agili dita. Con mio shock, precipitarono cascate di ricci. Rosalie manovrò molte di esse in su, girandoli attentamente in una criniera equina di riccioli che fluttuavano in una pesante linea lungo la mia schiena. Mentre lei lavorava, Alice disegnò velocemente una sottile striscia nera intorno a ciascun occhio, passò il mascara, e applicò attentamente il rossetto rosso scuro sulle mie labbra. Poi sfrecciò fuori dalla stanza e ritornò velocemente con le scarpe. “Perfette,” Rosalie respirò mentre Alice le teneva su per essere ammirate. Alice legò la scarpa pericolosamente mortale in maniera esperta, e poi guardò il mio aspetto con speculazione nei suoi occhi. “Penso che abbiamo fatto quello che potevamo,” scosse la sua testa tristemente. “Non pensi che Carlisle ci lascerebbe…?” guardò Rosalie. “Ne dubito,” replicò Rosalie seccamente. Alice sospirò. Poi entrambe sollevarono le loro teste. “Lui è tornato.” Sapevo cosa intendessero con ‘lui’, e sentii vigorose farfalle nello stomaco. “Lui può aspettare. C’è una cosa più importante,” Alice disse fermamente. Mi sollevò di nuovo – una necessità, ero sicura di non poter camminare in quella scarpa – e mi portò nella sua stanza, dove mi depositò in piedi gentilmente di fronte al suo grande specchio, ad altezza d’uomo, bordato d’oro. “Lì,” disse. “Vedi?” Fissavo la straniera nello specchio. Lei sembrava molto alta nella scarpa alta, con la lunga linea flessuosa del vestito aderente che aumentava l’illusione. Il corpetto scollato – dove la sua inusuale, impressionante linea del busto catturò di nuovo i miei occhi – faceva sì che il collo sembrasse molto lungo, così come (faceva) la lunga colonna di ricci splendenti giù per la sua schiena. Il color giacinto del suo vestito era perfetto, esaltando la cremosità della sua pelle d’avorio, e il rosa del blush on sulle sue guance. Lei era molto carina. Dovevo ammetterlo. “Okay, Alice.” Sorrisi. “Vedo.” “Non dimenticarlo,” ordinò. Mi sollevò di nuovo, e mi portò in cima alle scale. “Girati e chiudi gli occhi!” ordinò in basso alle scale. “E stai fuori dalla mia testa – non rovinare tutto.” Lei esitò, camminando più lentamente del solito giù per le scale finchè potè vedere che lui aveva obbedito. Poi lei volò il resto della strada (scale). Edward era in piedi accanto alla porta, la sua schiena verso di noi, molto alto e scuro – non l’avevo mai visto prima vestito di nero. Alice mi mise in piedi, allisciando il drappeggio del mio vestito, rimettendo un ricciolo a posto, e poi mi lasciò lì, andando a sedersi sul panchetto del pianoforte per guardare. Rosalie la seguì per sedersi con lei nel pubblico. “Posso guardare?” la sua voce era piena di anticipazione – rendeva irregolare il mio battito cardiaco . “Si… adesso,” Alice dette l’ordine. Lui si girò immediatamente, e poi si ghiacciò sul posto, i suoi occhi color topazio (erano) spalancati. Potevo sentire il calore salire sul collo e colorare le mie guance. Era così bello; sentii un guizzo della vecchia paura, che lui era solo un sogno, non possibilmente reale. Stava indossando uno smoking, e lui apparteneva alla pellicola di un film, non a me. Lo fissavo in meravigliata incredulità. Camminò lentamente verso di me esitando lontano un piede quando mi raggiunse. “Alice, Rosalie… grazie,” respirò senza distogliere gli occhi da me. Sentii Alice ridacchiare di piacere. Lui si mosse in avanti, appoggiando il cavo della sua mano fredda sotto la mia mascella, e inchinandosi per premere le sue labbra sotto la mia gola. “Sei tu,” mormorò contro la mia pelle. Si allontanò (di nuovo), e c’era un fiore bianco nell’altra sua mano. “Freesia,” mi informò mentre la intrecciava ai miei riccioli. “Completamente inutile, per quanto riguarda il profumo, naturalmente.” Si piegò indietro, guardando di nuovo sopra di me. Sorrise il suo sorriso ferma – cuore. “Sei bella in modo assurdo.” “Mi hai rubato la battuta,” tenni la mia voce leggera quanto potevo. “Proprio quando mi convinco che sei attualmente reale, ti mostri in questo modo e io ho paura di stare di nuovo sognando.” Mi prese in braccio velocemente. Mi tenne vicino al suo viso, i suoi occhi (erano) ardenti mentre mi spingeva ancora più vicino. “Attento al rossetto!” comandò Alice. Lui rise in modo ribelle, ma invece gettò la sua bocca sull’incavo sopra la mia clavicola. “Siamo pronti per andare?” chiese. “Nessuno mi dirà mai che diavolo di occasione è?” Lui rise di nuovo, guardando sopra le sue spalle verso le sue sorelle. “Non ha indovinato?” “No,” Alice ridacchiò. Edward rise deliziato. Io mi imbronciai. “Cosa mi sto perdendo?” “Non preoccuparti, lo capirai abbastanza presto,” mi assicurò. “Mettila giù, Edward, così posso fare una foto,” Esme stava venendo giù dalle scale con una macchina fotografica argentea nelle sue mani. “Foto?” Mormorai, mentre lui mi depositò attentamente sul mio piede buono che vacillava. Stavo avendo un cattivo presentimento su tutto questo. “Farai un film?” chiesi in modo sarcastico. Lui sogghignò verso di me. Esme ci fece molte foto, finchè Edward che rideva insistette che saremmo stati in ritardo. “Ci vediamo là,” disse Alice mentre lui mi portava alla porta. “Alice sarà lì? Qualunque posto sia?” Mi sentii un po’ meglio. “E Jasper, e Emmett, e Rosalie.” La mia fronte si corrugò per la concentrazione mentre cercavo di capire il segreto. Lui represse una risatina alla mia espressione. “Bella,” Esme mi chiamò, “tuo padre è al telefono.” “Charlie?” Edward ed io chiedemmo simultaneamente. Esme mi portò il telefono, ma lui l’agguantò mentre lei cercava di darmelo, tenendomi lontano senza sforzo con un braccio. “Hey!” Protestai, ma lui stava già parlando. “Charlie? Sono io. Cosa c’è che non và?” Sembrava preoccupato. Il mio viso impallidì. Ma poi la sua espressione divenne divertita – e improvvisamente maligna. “Dagli il telefono, Charlie – lasciami parlare con lui.” Qualunque cosa stesse succedendo, Edward si stava divertendo un po’ troppo perché Charlie fosse in pericolo. Mi rilassai leggermente. “Ciao, Tyler, sono Edward Cullen,” la sua voce era molto amichevole in superficie. La conoscevo abbastanza bene per cogliere la sottile vena di minaccia. Che cosa stava facendo Tyler a casa mia? L’orribile verità cominciava a farsi luce su di me. “Mi dispiace se c’è stato qualche tipo di incomprensione, ma stasera Bella non è disponibile.” Il tono di Edward cambiò, e la minaccia nella sua voce divenne improvvisamente molto più evidente mentre continuava. “Per essere del tutto onesto, lei non sarà disponibile nessuna sera, per chiunque escluso il sottoscritto. Senza offesa. E mi dispiace per la tua serata.” Non suonava affatto dispiaciuto. E poi chiuse il cellulare, un ampio sorriso sul suo viso. “Tu mi stai portando al ballo!” Accusai furiosamente. Il mio viso e il mio collo si arrossarono di rabbia. Potevo sentire le lacrime indotte – dalla – rabbia cominciarono a riempire i miei occhi. Non si era aspettato la forza della mia reazione, questo era chiaro. Premette le sue labbra insieme e i suoi occhi si scurirono. “Non essere difficile, Bella.” “bella, andremo tutti,” incoraggiò Alice, improvvisamente alle mie spalle. “Perché mi stai facendo questo?” domandai. “Sarà.” Alice era ancora apertamente ottimistica. Ma Edward si piegò per mormorarmi all’orecchio, la sua voce vellutata e seria. “Sei umana solo una volta, Bella. Assecondami.” Poi girò la piena forza dei suoi pungenti occhi color topazio su di me facendo squagliare la mia resistenza con il loro calore. “Bene,” mormorai, incapace di squadrarlo come mi sarebbe effettivamente piaciuto fare, “Starò buona. Ma vedrai,” avvisai tetramente, “questa è la sfortuna di cui ti sei preoccupato. Probabilmente mi romperò l’altra gamba. Guarda questa scarpa! E’ una trappola mortale!” Tenni fuori la mia gamba buona come prova. “Hmmm,” Lui fissò la mia gamba per un momento più lungo del necessario, e poi guardò verso Alice con occhi brillanti, “Di nuovo, grazie.” “Farete tardi per passare da Charlie,” gli ricordò Esme. “Bene, andiamo,” mi condusse attraverso la porta. “Charlie è implicato in ciò?” chiesi a denti stretti. “Naturalmente,” sogghignò. Ero preoccupata, così all’inizio non lo notai. Ero solo vagamente consapevole di una macchina d’argento, e pensai fosse la Volvo. Ma poi si piegò così in basso per mettermi dentro che pensai (che) mi stesse mettendo a sedere per terra. “Cos’è questa?” domandai, sorpresa di trovarmi in una coupé non familiare. “Dov’è la Volvo?” “La Volvo è la mia macchina da tutti i giorni,” mi disse attentamente, preoccupato che potessi avere un altro attacco. “Questa è una macchina per le occasioni speciali.” “Cosa penserà Charlie?” scossi la testa disapprovando mentre lui entrava dentro e avviava il motore. Questo fece le fusa. “Oh, la maggior parte della popolazione di Forks pensa che Carlisle sia un avido collezionista di auto.” “Non è così?” “No, questo è più un mio hobby. Anche Rosalie colleziona macchine, ma lei preferisce dilettarsi con le loro parti interne piuttosto che guidarle. Ha lavorato molto su questa per me.” Mi stavo ancora chiedendo perché stavamo tornando a casa di Charlie quando ci fermammo di fronte ad essa. La luce del portico era accesa, anche se non era del tutto buio. Charlie doveva essere in attesa, probabilmente adesso stava guardando fuori dalla finestra. Cominciai ad arrossire, chiedendomi se la prima reazione di mio padre al vestito sarebbe stata simile alla mia. Edward camminò intorno alla macchina, lentamente per lui, per arrivare alla mia portiera – confermando i miei sospetti che Charlie stava guardando. Poi mentre Edward mi stava attentamente sollevando fuori dalla piccola auto, Charlie – molto stranamente per lui – uscì fuori nel cortile per salutarci. Le mie guance erano in fiamme; Edward lo notò e mi guardò interrogativo. Ma non avevo bisogno di preoccuparmi. Charlie neppure mi vide. “Questa è un’Aston Martin?” chiese ad Edward in una voce reverente. “Si – la Vanquish.” Gli angoli della sua bocca si contorsero, ma lui si controllò. Charlie fischiò leggermente. “Vuoi farci un giro?” Edward gli mostrò la chiave. Gli occhi di Charlie lasciarono finalmente la macchina. Guardò verso Edward con incredulità – colorato da una leggera tinta di speranza. “No,” disse riluttante, “Cosa direbbe tuo padre?” “A Carlisle non dispiacerebbe affatto,” disse sinceramente Edward, ridendo. “Vai pure.” Premette la chiave nella desiderosa mano di Charlie. “Bene, solo un giro veloce…” Charlie stava già accarezzando i paraurti con una mano. Edward mi aiutò a zoppicare fino alla porta d’ingresso, prendendomi in braccio non appena fummo dentro, e portandomi verso la cucina. “Ha funzionato bene,” dissi. “Non ha avuto la possibilità di agitarsi per il vestito.” Edward ammiccò. “Non ci avevo pensato,” ammise. I suoi occhi vagarono di nuovo sul mio vestito con un’espressione critica. “Penso sia una buona cosa che non abbiamo preso il furgone, classica o no.” Non volendo distolsi lo sguardo dal suo viso abbastanza a lungo da notare che la cucina era insolitamente scura. Sul tavolo c’erano candele, molte, forse venti o trenta alte candele bianche. Il vecchio tavolo era nascosto da una lunga tovaglia bianca, così come lo erano due sedie. “E’ a questo che hai lavorato oggi?” “No – questo ha preso solo mezzo secondo. E’ stato il cibo che ha preso tutto il giorno. So quanto trovi opprimenti i ristoranti alla moda, non che qui intorno ci siano molte scelte che ricadono nella categoria, ma ho deciso che non potevi trovare nulla di cui lamentarti sulla tua cucina.” Mi fece sedere in una delle sedie drappeggiate di bianco, e cominciò a tirar fuori (delle) cose dal forno e dal frigo. Notai che c’era solo un posto apparecchiato. “Non hai intenzione di dare da mangiare anche a Charlie? Tornerà a casa prima o poi.” “Charlie non potrebbe mangiare un altro morso – che pensi che fosse il mio assaggiatore? Dovevo essere sicuro che tutto questo fosse commestibile.” Mise un piatto di fronte a me, pieno di cose che sembravano molto appetibili. Sospirai. “Sei ancora arrabbiata?” Spinse l’altra sedia intorno al tavolo così potette sedersi accanto a me. “No. Bene, si, ma non molto in questo momento. Stavo solo pensando – così come viene, l’unica cosa che potevo fare meglio di te. Questo sembra< grande.” Sospirai di nuovo. Lui sorrise. “Non l’hai ancora assaggiato – sii ottimistica, forse è terribile.” Presi un morso, mi fermai, e poi feci una boccaccia. “E’ terribile?” chiese scioccato. “No, è favoloso, naturalmente.” “Questo è un sollievo,” sorrise, così bello. “Non essere preoccupata, c’è ancora un sacco di cose in cui sei migliore.” “Dimmene almeno una.” Non rispose all’inizio, fece scorrere solo leggermente il suo dito freddo lungo la linea della mia clavicola, tenendo il mio sguardo con occhi ardenti fino a quando sentii la mia pelle bruciare e diventare rossa. “Ecco qua,” mormorò, toccando il rossore sulla mia guancia. “Non ho mai visto nessuno arrossire bene come te.” “Magnifico,” mi imbronciai. “Reazioni involontarie – qualcosa di cui posso essere orgogliosa.” “Tu sei anche la persona più coraggiosa che conosco.” “Coraggiosa?” Derisi me stessa. “Trascorri tutto il tuo tempo libero in compagnia di vampiri; questo richiede molti nervi. E non esiti a mettere te stessa nella pericolosa prossimità dei miei denti…” Scossi la mia testa. “Sapevo che non saresti potuto venire fuori con qualcosa.” Lui rise. “Sono serio. Lo sai. Ma non importa. Mangia.” Mi prese la forchetta, impaziente, e cominciò ad imboccarmi. Il cibo era tutto perfetto, naturalmente. Charlie tornò a casa quando avevo quasi finito. Guardai il suo viso attentamente, ma la mia fortuna stava tenendo, lui era troppo inebriato dalla macchina per notare come fossi vestita. Restituì le chiavi ad Edward. “Grazie, Edward,” sorrise sognante. “Quella è una macchina.” “Prego.” “Com’è il risultato?” Charlie guardò il mio piatto vuoto. “Perfetto.” Sospirai. “Sai, Bella, qualche volta potresti lasciargli praticare la cucina (cucina) per noi di nuovo,” suggerì. Lanciai ad Edward uno sguardo torvo. “Sono sicura che lo farà, Papà.” Non fu prima che noi uscissimo dalla porta che Charlie si svegliò del tutto. Edward aveva il suo braccio intorno alla mia vita, per bilanciarmi e sostenermi, mentre io zoppicavo nella scarpa instabile. “Um, sembri…molto cresciuta, Bella.” Potevo sentire l’inizio di una ramanzina paterna di disapprovazione. “Alice mi ha vestito così. Non ho potuto dire molto in nulla.” Edward rise così a bassa voce che solo io potetti sentirlo. “Bene, se Alice…” si abbassò, in qualche modo addolcito. “Sei molto carina, Bells.” Si fermò, un barlume scherzoso nei suoi occhi. “Così, mi devo aspettare qualche altro giovane uomo in smoking stasera che si faccia avanti?” Grugnii ed Edward ridacchiò. Come potesse essere una persona così dimentica come Tyler, non potevo immaginarmelo. Non è che Edward ed io fossimo esattamente un segreto a scuola. Arrivavamo e ce ne andavamo insieme, mi accompagnava a quasi tutte le lezioni, ogni giorno mi sedevo con lui e la sua famiglia per pranzo, e inoltre lui non era timido a baciarmi di fronte a testimoni. Tyler aveva chiaramente bisogno di un aiuto professionale. “Lo spero,” Edward sorrise a mio padre. “C’è un frigorifero pieno di avanzi – dì loro di servirsene.” “Non penso proprio – quelli sono i miei,” disse Charlie. “Prendi i nomi per me, Charlie,” la vena di minaccia nella sua voce era probabilmente udibile solo a me. “Oh, basta!” ordinai. Ringraziando il cielo, finalmente salimmo nell’auto e ce ne andammo.. NEW MOON EXTRAS: ROSALIE’S NEWIl telefono nella mia tasca vibrò di nuovo. Era la venticinquesima volta in ventiquattro ore. Pensai di aprire il telefono, per lo meno per vedere che stava cercando di contattarmi. Forse era importante. Forse Carlisle aveva bisogno di me. Lo pensai, ma non mi mossi. Non ero sicuro di dove fossi di preciso. Un solaio molto oscuro, uno spazio brulicante, pieno di ratti e ragni. I ragni mi ignoravano, e i topi mi giravano alla larga. L’aria era satura del forte odore di olio cucinato, cibo stantio, sudore umano, e dello strato quasi solido di inquinamento che era attualmente visibile nell’aria umida, come una pellicola nera sopra ogni cosa. Sotto a me quattro storie di tenutari di appartamenti in un ghetto traballante e sgangherato. Non mi disturbai a separare i pensieri dalle voci – creavano un grande, un rumoroso schiamazzo spagnolo che io non ascoltavo. Lasciai solamente che i suoni rimbalzassero via da me. Senza significato. Tutto questo era senza significato. La mia stessa esistenza era senza significato. Il mondo intero era senza significato. La mia fronte premette contro le mie ginocchia e mi chiedevo per quanto tempo ancora avrei potuto sopportare tutto questo. Forse era inutile. Forse, se il mio tentativo fosse destinato a fallire comunque, avrei smesso di torturare me stesso e sarei semplicemente tornato indietro. L’idea era così potente, così salutare – come se le parole contenessero un forte anestetico, che lava via la montagna sotto la quale ero sepolto – che mi faceva annaspare, rendendomi confuso. Potrei partire ora, potrei tornare indietro ora. Il viso di Bella, spessi dietro le palpebre dei miei occhi, mi sorrideva. Era un sorriso di benvenuto, di perdono, ma non aveva l’effetto che il mio subconscio probabilmente intendeva che esso avesse. Naturalmente potevo non tornare indietro. Che cosa (era) la mia angoscia, dopo tutto, in confronto alla sua felicità? Lei dovrebbe essere capace di sorridere, libera dalla paura e dal pericolo. Libera dal desiderio di un futuro senza anima. Lei meritava più di questo. Lei meritava più di me. Quando lei avrebbe lasciato questo mondo, sarebbe andata in un luogo che a me era bandito per sempre, non importa come io mi fossi comportato qui. L’idea di quella separazione finale era così tanto più intensa dell’angoscia che già avevo. Il mio corpo tremò con essa. Quando Bella sarebbe andata nel posto a cui lei apparteneva e (a cui) io non avrei mai potuto appartenere, anche io non sarei rimasto qui indietro (in questo mondo). Deve esserci oblio. Deve esserci sollievo. Questa era la mia speranza, ma non c’erano garanzie. Dormire, forse sognare. Ah questo è il guaio. Citai a me stesso. Persino quando sarei divenuto polvere, avrei ancora sentito in qualche modo la tortura della sua perdita? Tremai di nuovo. E, dannazione, avevo promesso. Le avevo promesso che non avrei più infestato la sua vita di nuovo, portando i miei demoni in essa. Non avevo intenzione di rimangiarmi la parola. Non avrei potuto fare niente di giusto per lei? L’idea di ritornare alla nuvolosa piccola città che era stata sempre la mia vera casa su questo pianeta strisciò di nuovo attraverso i miei pensieri. Solo per controllare. Solo per vedere che lei sta bene, che è salva e felice. Non per interferire. Lei non avrebbe mai saputo che io ero lì… No. Dannazione, no. Il telefono vibrò nuovamente. “Dannazione, dannazione, dannazione,” io grugnii. Potevo usare la distrazione. Supposi. Aprii il telefono e registrai il numero con il primo shock che avevo sentito da sei mesi. Perché Rosalie mi stava chiamando? Lei era l’unica persona che probabilmente stava godendo della mia assenza. Doveva esserci veramente qualcosa che non andava se lei aveva bisogno di parlarmi. Improvvisamente preoccupato per la mia famiglia, pigiai il pulsante di invio. “Cosa?” chiesi ansiosamente. “Oh, wow. Edward ha risposto al telefono. Mi sento così onorata.” Appena sentii il suo tono, seppi che la mia famiglia stava bene. Doveva solo essere annoiata. Era difficile indovinare i motivi senza i suoi pensieri come guida. Rosalie non aveva mai avuto troppo senso per me. I suoi impulsi generalmente si fondavano sul più controverso genere di logica. Chiusi il telefono. “Lasciami solo,” sussurrai a nessuno. Naturalmente il telefono vibrò ancora una volta. Avrebbe continuato a chiamarmi fino a che avesse passato qualunque messaggio con il quale aveva deciso di annoiarmi? Probabilmente. Ci sarebbero voluti mesi perché lei si stancasse di questo gioco. Giocai con l’idea di lasciarla rifare il numero per i prossimi sei mesi… e poi sospirai e risposi di nuovo al telefono. “Parla.” Rosalie si affrettò con le parole. “Pensavo che avresti voluto sapere che Alice è a Forks.” Aprii i miei occhi e fissai la trave di legno putrido tre pollici dal mio viso. “Cosa?” La mia voce era piatta, senza emozione. “Sai com’è Alice – pensa di sapere tutto. Come te.” Rosalie schioccò la lingua senza umorismo. La voce aveva un taglio nervoso, come se fosse improvvisamente insicura di ciò che stava facendo. Ma la mia collera rendeva difficile preoccuparsi di quale fosse il problema di Rosalie. Alice mi aveva giurato che avrebbe seguito il mio ordine riguardo Bella, sebbene lei non fosse d’accordo con la mia decisione. Aveva promesso che avrebbe lasciato Bella da sola… fino a che lo avessi fatto io. Chiaramente aveva pensato che io avrei eventualmente ceduto al dolore. Forse su questo aveva ragione. Ma non l’avevo fatto. Non ancora. Così cosa stava facendo a Forks? Volevo torcere il suo collo magro. Non che Jasper mi avrebbe lasciato arrivare così vicino a lei, una volta che lui avesse colto un soffio della furia che usciva fuori da me… “Sei ancora lì, Edward?” Non risposi. Pizzicai il ponte del mio naso con le punte delle dita, chiedendomi se fosse possibile per un vampiro avere un’emicrania. D’altro canto, se Alice era già tornata… No. No. No. No. Avevo fatto una promessa. Bella meritava una vita. Avevo fatto una promessa. Bella meritava una vita. Ripetevo le parole come un mantra, cercando di pulire la mia testa dalla seducente immagine della finestra scura di Bella, l’entrata per il mio unico santuario. Senza dubbio mi sarei dovuto umiliare, se fossi tornato. Non mi importava. Potevo felicemente trascorrere i prossimi dieci anni in ginocchio se fossi stato con lei. No. No. No. “Edward? Non ti interessa proprio il perché Alice è lì?” “Non particolarmente.” La voce di Rosalie diventò piuttosto soddisfatta ora, compiaciuta, senza dubbio, per aver forzato una risposta da me. “Bene, naturalmente, lei non ho rotto esattamente le regole. Voglio dire, tu ci hai solo avvertito di stare lontano da Bella, giusto? Il resto di Forks non importa.” Sbattei i miei occhi lentamente. Bella se n’era andata? I miei pensieri ruotarono attorno all’idea inaspettata. Lei non era ancora diplomata, così doveva essere tornata da sua madre. Ciò era buono. Lei doveva vivere alla luce del sole. Era buono che fosse stata capace di mettere le ombre dietro di lei. Cercai di deglutire, e non potei. Rosalie trillò una risata nervosa. “Così tu non devi essere arrabbiato con Alice.” “Allora perché mi hai chiamato, Rosalie, se non per mettere Alice nei guai? Perché mi stai infastidendo? Ugh!” “Aspetta” lei disse, sentendo, giustamente, che ero nuovamente capace di riattaccare. “Non è questo il perché ho chiamato.” “Allora perché? Dimmelo velocemente e poi lasciami solo.” “Bene…” lei esitò. “Sputa il rospo, Rosalie. Hai dieci secondi.” “Penso che dovresti tornare a casa,” Rosalie disse in fretta. “Sono stanca di Esme che si affligge e di Carlisle che non sorride mai. Dovresti vergognarti per quello che hai fatto a loro. A Emmett manchi tutto il tempo e ciò mi fa saltare i nervi. Hai una famiglia. Cresci e pensa a qualcun altro oltre che a te stesso.” “Interessante avvertimento, Rosalie. Lascia che ti racconti una piccola storia di una pentola e un pentolino…” “Io sto pensando a loro, a differenza di te. Non ti importa quanto hai ferito (addolorato) Esme, se non nessun altro? Lei ama te molto più del resto di noi, e tu lo sai. Torna a casa.” Io non risposi. “Pensavo che una volta che tutta la faccenda Forks fosse finita, tu l’avresti superato.” “Forks non è mai stato il problema, Rosalie,” dissi, cercando di essere paziente. Quello che aveva detto su Esme e Carlisle aveva colpito un tasto. “Solo perché Bella” – era difficile dire esplicitamente il suo nome ad alta voce – “si è trasferita in Florida, ciò non significa che sono capace… Guarda, Rosalie. Veramente mi dispiace, ma fidati di me, (ciò) non renderebbe nessuno più felice se io fossi lì.” “Um…” Eccola di nuovo, quella esitazione nervosa. “Cos’è che non mi dici, Rosalie? Esme è tutto a posto? Carlisle è – “ “Loro stanno bene. E’ solo… bene, io non ho detto che Bella si è trasferita.” Non parlai. Corsi indietro alla nostra conversazione nella mia testa. Si, Rosalie aveva detto che Bella si era trasferita. Lei aveva detto:… tu ci hai solo avvertito di stare lontano da Bella, giusto? Il resto di Forks non importa. E poi: Io pensavo che una volta che tutta la faccenda Forks fosse finita… Così Bella non era a Forks. Che cosa voleva dire, Bella non si è trasferita? “Allora Rosalie si stava di nuovo affrettando con le parole, dicendole in maniera piuttosto arrabbiata questa volta. “Loro non volevano dirtelo ma io penso che sia stupido. Più rapidamente ti rassegnerai a ciò e più velocemente le cose potranno tornare alla normalità. Perché lasciarti triste intorno agli angoli più oscuri del mondo quando non ce n’è bisogno? Adesso puoi tornare a casa. Possiamo essere di nuovo una famiglia. E’ finita.” La mia mente sembrava essersi rotta. Non potevo dare senso alle sue parole. Era come se ci fosse qualcosa di molto, molto ovvio che mi stava dicendo, ma non avevo idea di cosa fosse. Il mio cervello giocò con l’informazione, facendo strane forme di essa. Assurde. “Edward?” “Non capisco cosa stai dicendo, Rosalie.” Una lunga pausa, la lunghezza di alcuni battiti cardiaci umani. “Lei è morta, Edward.” Una pausa più lunga. “Mi… dispiace. Penso, tuttavia, che tu abbia il diritto di sapere. Bella… si è gettata da una scogliera due giorni fa. Alice lo ha visto, ma era troppo tardi per fare qualcosa. Penso che l’avrebbe aiutata, tuttavia, a non mantenere la promessa (suicidarsi) se ce ne fosse stato il tempo. E’ tornata indietro per fare quel che poteva per Charlie. Sai quanto lei si sia sempre preoccupata per lui – “ Il telefono divenne morto. Mi ci vollero un po’ di secondi per realizzare che avevo pigiato il tasto off (l’avevo spento). Rimasi seduto nell’oscurità polverosa per un lungo, gelido intervallo di tempo. Era come se il tempo fosse finito. Come se l’universo si fosse fermato. Lentamente, muovendomi come un vecchio uomo, accesi il mio telefono e composi l’unico numero che avevo promesso a me stesso che non avrei più chiamato. Se era lei, avrei riattaccato. Se era Charlie, avrei ottenuto l’informazione di cui avevo bisogno attraverso un sotterfugio. Avrei provato che il piccolo gioco malato di Rosalie era sbagliato e poi sarei tornato al mio niente. “Casa Swan,” rispose una voce che non avevo mai sentito prima. La voce rauca di un uomo, profonda, ma ancora giovane. Non mi fermai a pensare alla implicazioni di ciò. “E’ il dottor Carlisle Cullen,” dissi imitando perfettamente la voce di mio padre. “Potrei parlare per favore con Charlie?” “Lui non è qui,” la voce rispose ed io fui debolmente sorpreso dalla rabbia in essa (voce). Le parole erano quasi un ringhio. Ma questo non aveva importanza. “Dov’è lui allora?” domandai, diventando impaziente. Ci fu una piccola pausa, come se lo straniero volesse nascondere la verità a me. “E’ al funerale,” rispose finalmente il ragazzo. Chiusi il telefono di nuovo. MISCALCULATION (ERRORE DI CALCOLO)Storia divertente – in realtà ho scritto questo pezzo come un gioco. Ho letto della gara “Take a walk in my shoes” (fai una passeggiata nelle mie scarpe) del sito Twilight Fanfiction, e ho detto ad Alphie (di Lexicon fame) che forse potevo produrre qualcosa solo per gioco. Lei mi ha detto che non avrebbe funzionato, Pelirroja avrebbe scoperto la mia entrata in un secondo. Ho scommesso che Pel non mi avrebbe preso ed Alphie ha scommesso che lei l’avrebbe fatto. Così ho scritto questa piccola parte di New Moon dal punto di vista di Rosalie (è stata un’esperienza molto interessante essere nella testa di Rosalie!) e l’ho mandata, ridendo tra me e me. Alla fine, il gioco mi ha preso. La mia storia era nello spazio cibernetico e Pel non l’ha mai visto. Così penso che Alphie ed io non avremmo mai una soluzione per la nostra scommessa…a meno che il fanfiction di Twilight abbia un’altra gara.
Ecco il mio gioco fallito, la telefonata tra Alice e Rosalie nel cap.18 di New Moon.
Un leggero sospiro di suono – non qui, alcune centinaia di iarde al nord – mi fece saltare. La mia mano si strinse automaticamente intorno al telefono, chiudendolo e nascondendolo alla vista con lo stesso movimento. Agitai i miei capelli sulle spalle, lanciando un’occhiata attraverso le alte finestre verso la foresta. Il giorno era scuro, nuvoloso; il mio stesso riflesso era più luminoso degli alberi e delle nuvole. Fissai i miei grandi occhi allarmati, le mie labbra che si curvavano in giù agli angoli, le piccole rughe verticali tra le mie sopracciglia… Aggrottai le ciglia, cancellando l’espressione di colpa con una di disprezzo. Un disprezzo attraente. Distrattamente, notai come la feroce espressione stesse bene sulla mia faccia, contrastando in maniera carina con l’oro bello dei miei pesanti ricci. Contemporaneamente, i miei occhi scrutavano la vuota finestra dell’Alaska, ed io fui sollevata nel vedere che ero ancora sola. Il suono non era stato niente – un uccello o un colpo di vento. Non c’era nessun bisogno di sentire sollievo, dissi a me stessa. Nessun bisogno di sentirsi in colpa. Non avevo fatto niente di male. Gli altri avevano intenzione di non dire mai la verità ad Edward? Lasciarlo sguazzare nell’angoscia per sempre in squallidi ghetti, mentre Esme stava male e Carlisle pensava due volte ad ogni decisione e la gioia naturale di esistere di Emmett scivolava via nella solitudine? Era giusto tutto questo? Inoltre, non c’era modo di tenerlo segreto ad Edward per molto tempo. Prima o poi lui ci avrebbe trovato, sarebbe venuto a trovare Alice o Carlisle per qualche ragione, e allora avrebbe scoperto la verità. Ci avrebbe ringraziato per avergli mentito con il nostro silenzio? Difficile. Edward doveva sempre sapere tutto; viveva per quel senso di onniscienza. Sarebbe andato su tutte le furie e ciò sarebbe stato solamente peggiorato dal fatto che gli avevamo nascosto la morte di Bella. Quando si fosse calmato e avesse superato questa situazione, mi avrebbe probabilmente ringraziato per essere l’unica abbastanza coraggiosa da essere onesta con lui. Miglia lontano, un falco gridò; il suono mi fece saltare e controllare la finestra di nuovo. Il mio viso assunse la stessa espressione di colpevolezza di prima, ed io guardai in cagnesco a me stessa nel vetro. Bene, così io avevo la mia agenda (propositi – cose da fare). Era una cosa così cattiva volere che la mia famiglia fosse di nuovo insieme? Era così egoista sentire la nostalgia della pace quotidiana, della felicità sottointesa che io avevo preso per gratuita, quella felicità che Edward sembrava aver portato via con sé nel suo volo? Volevo solo che le cose fossero come era prima. Era sbagliato? Non sembrava così orribile. Dopo tutto, non l’avevo fatto solo per me, ma per tutti. Esme e Carlisle ed Emmett. Non tanto per Alice, comunque avrei detto… Ma Alice era stata così sicura che le cose avrebbero funzionato alla fine – che Edward non sarebbe stato capace di stare lontano dalla sua piccola fidanzata umana – che lei non si era preoccupata di addolorarsi. Alice aveva sempre vissuto in un mondo diverso dal resto di noi, chiusa nella sua realtà in continuo mutamento. Poiché Edward era l’unico che poteva partecipare a quella realtà, avevo pensato che la sua assenza (di lui) sarebbe stata più dura per lei. Ma lei era tranquilla come sempre, vivendo in avanti, la sua mente in un tempo che il suo corpo non aveva ancora raggiunto. Sempre così <calma. Comunque lei era stata così pazza di dolore quando aveva visto Bella saltare… Ero stata troppo impaziente? Avevo agito troppo presto? Potevo lo stesso essere onesta con me stessa, perché Edward avrebbe visto qualsiasi meschinità nella mia decisione appena fosse tornato a casa. Potevo riconoscere le mie cattive intenzioni, accettarle ora. Si, ero gelosa di ciò che Alice provava per Bella. Alice sarebbe corsa così rapidamente, in preda al panico, se fossi stata io che lei avesse visto saltare giù dalla scogliera? Doveva amare quella comune ragazza umana così tanto più di quanto amava me? Ma quella gelosia era solo una piccola cosa. Poteva aver accelerato la mia decisione, ma non l’aveva controllata. Avrei comunque chiamato Edward. Ero sicura che lui preferiva la mia onestà schietta piuttosto che l’inganno più gentile degli altri. La loro gen tilezza era condannata fin dall’inizio; alla fine Edward sarebbe tornato a casa. E adesso poteva tornare a casa prima. Non era solo la contentezza della mia famiglia che mi mancava. Onestamente mi mancava anche Edward. Mi mancavano i suoi piccoli rimproveri taglienti, l’ingegno tetro che era più in armonia con il mio senso oscuro dell’umorismo, della natura giocosa e solare di Emmett. Mi mancava la musica – il suo stereo che mandava a tutto volume la sua scoperta musicale, e il piano, il suono di Edward che portava i suoi di solito remoti pensieri nella trasparenza attraverso la canzone. Mi mancava il suo canticchiare nel garage accanto a me mentre assemblavamo le macchine, l’unica volta in cui eravamo perfettamente in sintonia. Mi mancava mio fratello. Di sicuro non mi avrebbe giudicato troppo duramente quando avesse visto questo nei miei pensieri. Sarebbe stato sgradevole per un momento, lo sapevo. Ma prima lui fosse tornato a casa, prima noi potevamo tornare di nuovo alla normalità… Cercai nella mia mente una qualche pena per Bella, e fui contenta di trovare che mi addoloravo per la ragazza. Un po’. Per lo meno era tanto: lei aveva reso felice Edward in un modo in cui non l’avevo mai visto prima. Naturalmente lei lo aveva anche reso più misero di qualsiasi altra cosa nei suoi cento anni di vita. Ma mi sarebbe mancata la pace che lei gli aveva dato in quei pochi brevi mesi. Potevo veramente rammaricarmi per la sua perdita. Questa conoscenza mi fece sentire meglio con me stessa, soddisfatta. Sorrisi al mio viso nel vetro, incorniciato dai miei capelli dorati e le pareti rosso cedro del lungo soggiorno accogliente di Tanya, e provai gioia alla vista. Quando sorridevo non c’era donna o uomo su questo pianeta, mortale o immortale, che poteva competere con me per bellezza. Era un pensiero confortante. Forse non ero la persona più facile con cui vivere. Forse ero superficiale ed egoista. Forse avrei potuto sviluppare un carattere migliore se fossi nata con un viso bruttino e un corpo comune. Forse sarei stata più felice in quel modo. Ma questo era impossibile da dimostrare. Io avevo la mia bellezza; era qualcosa su cui potevo contare. Sorrisi più ampiamente. Il telefono suonò e automaticamente strinsi la mia mano, sebbene il suono venisse dalla cucina, non dal mio pugno. Seppi all’improvviso che era Edward. (Stava) Chiamando per controllare l’informazione che gli avevo dato. Non si fidava di me. Apparentemente lui pensava che io fossi crudele abbastanza da scherzare su questo. Mi acciglia e svolazzai verso la cucina per rispondere al telefono di Tanya. Il telefono era nella perfetta estremità del lungo banco da macellaio. Lo afferrai prima che il primo squillo finisse, e voltai il viso verso la porta alla francese mentre rispondevo. Non volevo ammetterlo, ma sapevo che stavo guardando fuori per il ritorno di Emmett e Jasper. Non volevo che loro mi sentissero parlare con Edward. Loro si sarebbero arrabbiati… “Si?” domandai. “Rose, devo parlare con Carlisle adesso,” scattò Alice. “Oh, Alice! Carlisle sta cacciando. Cosa – ?” “Bene, appena tornerà.” “Cosa c’è? Lo rintraccerò subito e ti farò chiamare – “ “No,” Alice interruppe di nuovo. “Sarò su un aereo. Ascolta, hai avuto notizie da Edward?” Era strano come il mio stomaco si contorcesse, sembrava scivolare più in basso nel mio addome. Quella sensazione portò con sé uno strano déjà vu, una debole traccia di un ricordo umano da tempo perduto. Nausea… “Bene, si, Alice. Effettivamente ho parlato con Edward. Proprio alcuni secondi fa.” Per un breve secondo accarezzai l’idea di far finta che Edward mi avesse chiamato solo per coincidenza. Ma naturalmente non c’era motivo di mentire. Edward mi avrebbe dato abbastanza problemi quando fosse tornato a casa. Il mio stomaco continuò a contorcersi stranamente, ma lo ignorai. Decisi di essere arrabbiata. Alice non avrebbe dovuto scattare con me in quel modo. Edward non voleva bugie; lui voleva la verità. Mi avrebbe appoggiato su questo quando fosse tornato a casa. “Tu e Carlisle avevate torto,” dissi. “Edward non apprezzerebbe che gli si menta. Lui vorrebbe la verità. Voleva la verità. Così gliel’ho data. L’ho chiamato… l’ho chiamato molte volte,” ammisi. “Fino a che ha risposto. Sarebbe stato sbagliato mandargli…un messaggio.” “Perché?” Alice annaspò. “Perché lo hai fatto, Rosalie?” “Perché prima lo supera, prima le cose torneranno alla normalità. Non sarebbe stato più facile con il tempo, così perché rimandarlo? Il tempo non cambierà niente. Bella è morta. Edward starà male e poi lo supererà. Meglio che cominci ora piuttosto che dopo.” “Bene, ti sbagli su entrambe le cose, comunque, Rosalie, così questo è un problema, non pensi?” chiese Alice in un tono feroce, cattivo. Torto su entrambe le cose? Sbattei le palpebre rapidamente, cercando di capire. “Bella è ancora viva?” sussurrai, non credendo alle parole. Cercando di capire a quali a cose Alice si stava riferendo. “Si, è giusto. Lei sta assolutamente bene – “ “Bene? Tu l’hai vista saltare giù da una scogliera!” “Mi sono sbagliata.” Le parole suonarono così strane nella voce di Alice. Alice che non aveva mai torto, non veniva mai colta di sorpresa… “Come?” sussurrai. “E’ una lunga storia.” Alice si era sbagliata. Bella era viva. Ed io avevo detto… “Bene, hai fatto abbastanza confusione,” borbottai, trasformando il mio imbarazzo in accusa. “Edward sarà furioso quando tornerà a casa.” “Ma tu hai torto anche su questo,” disse Alice. Potevo dire che lei stava parlando a denti stretti. “Questo è il motivo per cui sto chiamando…” “Torto su cosa? Che Edward torna a casa? Naturalmente lo farà.” Risi in modo beffardo. “Cosa? Pensi che lui stia andando a imitare Romeo? Ha! Come qualche stupido, romantico – “ “Si,” sibilò Alice, la sua voce come il ghiaccio. “Questo è esattamente quello che ho visto.” La dura convinzione delle sue parole mi fece tremare le ginocchia. Mi aggrappai a una trave del muro di cedro per sostenermi – un sostegno di cui il mio corpo duro come il diamante poteva non aver bisogno. “No. Non è così stupido. Lui – lui deve capire che – “ Ma non riuscii a finire la frase, perché vidi nella mia testa, una visione di me stessa. Una visione di me. Un’impensabile visione della mia vita se in qualche modo Emmett cessava di esistere. Rabbrividii all’orrore dell’idea. No – non c’era paragone. Bella era solo umana. Edward non voleva che lei fosse immortale, così non era la stessa cosa. Edward non poteva sentirsi nello stesso modo! “Io – io non intendevo che fosse così, Alice! Volevo solo che lui tornasse a casa!” La mia voce era quasi un mugolio. “E’ un po’ tardi per questo, Rose,” disse Alice, più dura e fredda di prima. “Risparmia il rimorso per qualcuno che ci crede.” Ci fu un click, e poi un tono di chiamata. “No,” sussurrai. Scossi la testa lentamente per un momento. “Edward deve venire a casa.” Fissai il mio viso nel pannello di vetro della porta alla francese, ma non riuscii più a vederla. Era solo una macchia informe di bianco e oro. Poi, attraverso la macchia, lontano nei boschi distanti, un enorme albero ondeggiò in maniera strana, fuori dal tempo con il resto della foresta. Emmett. Detti uno strattone alla porta. Essa sbattè duramente contro il muro, ma il suono era lontano dietro di me mentre correvo nel verde. “Emmett!” gridai. “Emmett, aiuto!” BEIN JACOB BLACKQui c’è un “breve” (ha ha) riassunto della storia fino adesso, se tu fossi Jacob Black.
Così tu sei un ragazzo felice. Hai alcuni amici carini, tuo padre è ganzo, anche se un po’ superstizioso. Vai abbastanza bene a scuola – non devi studiare troppo. Hai molta libertà. Ami tutte le cose meccaniche.
Un giorno appare la figlia del migliore amico di tuo padre. Lei è molto carina in quel modo di ragazza-della-porta-accanto, ma più di questo, all’istante voi siete precisamente sulla stessa lunghezza d’onda. Spiriti affini. Bella cammina lontano dai suoi amici di scuola, sembrando totalmente interessata in tutto quello che dici. Tu sei immediatamente infatuato, ma sai che lei è al di fuori della tua portata. Lei è una junior, tu sei una matricola – continua a sognare. Ancora, tu pensi molto a lei. Forse un giorno, dici a te stesso.
Naturalmente adesso sei molto più interessato in qualunque cosa tuo padre ha da dire su Charlie. Continui a spingere tuo padre a fare ammenda con Charlie su tutta la faccenda Cullen. Nella tua testa, Billy è quello che ha torto. Lo solleciti a scusarsi. Alla fine lui lo fa. Suggerisce di andare a vedere una partita di pallone, e, naturalmente ti aggreghi. Qualcuno deve guidare. (Sai di non ingannare nessuno – sei completamente trasparente per Billy).
Vedi Bela con un ragazzo in una grande macchina (l’auto è la prima cosa che noti. Doveva aver lavorato molto – niente di comune. Sei impressionato). Sei abbastanza sicuro della tua virilità per ammettere che il ragazzo è veramente di bell’aspetto. Percettivo come sei, puoi vedere le scintille tra di loro. Sospiri – ancora, hai sempre saputo che sarebbe stata velocemente presa al volo. Ma le relazioni del liceo si esauriscono, così non dai peso alla cosa. Ti chiedi che lui sia (conosci tutti nei dintorni) e perché tuo padre si sta comportando così stranamente.
Cogli l’occasione per parlare con Bella, e (l’occasione) è di nuovo piacevole. E’ molto tranquillo intorno a lei. Chiedi del ragazzo, e lui è un Cullen, così poi comprendi la reazione di Billy. Trascorri una piacevole serata con Bella, eccetto che lei sembra abbastanza distratta e si è messa qualche nuovo profumo che a te non piace affatto.
Arrivi a casa, e tuo padre perde la testa. Lui sta chiamando tutti i sui amici intimi superstiziosi. Puoi sentire (origliando dalla tua stanza) che loro gli stanno dicendo che non sono affari che lo riguardano. Tu concordi, ma Billy non chiede la tua opinione. Tuo padre pensa che questo ragazzo è letteralmente un qualche genere di mostro – è così imbarazzante.
Billy va a trovare di nuovo Charlie, e lui è ancora molto sconvolto per Bella. E’ molto teso, e tu indovini (lui borbotta quando è agitato) che lui pensa che sta violando quel patto leggendario. Valuti per metà di dire che hai raccontato le storie a Bella, ma sai che verresti picchiato, così non dici niente.
Vedi di nuovo Bella con il suo fidanzato. Ovviamente lui è il suo fidanzato – lui le bacia il collo prima che lei entri (in casa). A Billy viene quasi un colpo. Oh, giusto – vampiri. Geez, l’anziano uomo sta per umiliarvi entrambi. Ti chiedi perché il fidanzato si è appena seduto lì sul furgone…
Tu sei più triste di quanto pensavi saresti stato. Pensavi di aver già accettato che Bella avesse un fidanzato, ma quella prova è più deprimente di quanto ti aspettavi. La differenza tra il sospettare qualcosa e vederlo te stesso (con i tuoi occhi). Sight. Tuo padre ti manda (fuori) in una ricerca inutile, e più tardi realizzi che voleva parlare con Bella da solo. Speri che non si sia reso ridicolo.
La vita continua (va avanti). Ti prendi alcune cotte per le ragazze a scuola, ma si esauriscono in fretta. Tu ancora pensi molto a Bella. Vorresti solo poter stare con lei, ma tuo padre si sta comportando come un idiota sulla faccenda Cullen. Lui non ti permetterà di andarla a trovare. Come se tu potessi ferirti o simile. Ruoti gli occhi al cielo molte volte.
Bella scappa di casa. Quando Billy te lo dice, ti fa molto male. Ti preoccupi per lei – ti tiene sveglio la notte. Non avevi idea che fosse così infelice. Sei arrabbiato che Billy ti ha impedito di vederla. Forse avresti potuto aiutarla in qualche modo…
Poi Charlie chiama Billy per dirgli che Bella ha avuto un orribile incidente a Phoenix – lei è caduta spaccando una finestra ed è in gravi condizioni all’ospedale. La notizia è come un’incudine che ti cade sulla testa. Quando Billy apprende che il Dr. Cullen è lì per prendersi cura di lei, lui prega Charlie di prendere un aereo. Litigano di nuovo. Ti offri di guidare per andare a trovare (lei) E Billy ti attacca violentemente. Te ne vai, ma tieni il broncio sulla soglia posteriore. Lo senti al telefono con qualcuno, gridando su trattati e guerre – non puoi sentire bene attraverso la porta. Ma lo senti parlare dei Cullen che hanno fatto del male a Bella, e anche Sam. Ti chiedi perché Sam Uley sia parte della conversazione. Non te lo chiedi per molto. Sei troppo preoccupato per Bella.
Bella migliora e torna a casa. Muoi dalla voglia di vederla – sicuramente potresti per lo meno mandarle dei fiori per una veloce guarigione o qualcosa di simile. Ma Billy ti proibisce di andare, e non c’è nessuno che possa prestarti una macchina (sono tutti dalla parte di Billy). Non riesci a credere quanto lontano sia andato questo gioco dei vampiri.
Poi Billy cambia opinione (tono). Vuole che tu vada a parlare con Bella. Ma lui vuole che tu le rovine il ballo. Sei mortificato. Comunque lui ti corrompe (ti convince), e tu vuoi veramente vedere Bella. Vai – Bella sembra così bella. Tu (passi) le dici l’imbarazzante messaggio di Billy, ma, con tuo sollievo, lei ne ride con te. Vedi come lei guarda Edward Cullen, e sai che lei è completamente fuori dalla tua portata. Ma tu stai bene, anche perché sai che lei sarà sempre amica tua. Tu vuoi che lei sia felice, e questo ragazzo chiaramente la rende felice. Ti senti male per quanto meschino e pieno di pregiudizi è stato tuo padre verso i Cullen, e vorresti ci fosse qualche modo gentile per scusarti. Bella ha di nuovo addosso quel profumo sgradevole. Ti chiedi perché le piaccia.
Trascorri una bella estate a la Push. Lavori nel tuo garage la maggior parte del tempo, fai alcune ore a settimana presso il negozio (il magazzino) per qualche dollaro in più, esci con Embry e Quil, vai a qualche incontro con il gruppo. Una ragazza ha una cotta per te, ma (per te) è solo un’amica. Billy è ancora preoccupato per Bella, e tu non puoi fare a meno di prestare un’attenzione particolare ogni volta che viene menzionato il suo nome. C’è una stupida banda che appare in città, e tu e i tuoi amici vi prendete gioco del gruppo di Sam alle loro spalle.
La scuola comincia di nuovo, e tutto è abbastanza normale.
Una notte tardi, Billy riceve una concitata telefonata da Charlie. Bella è scomparsa, perduta nel bosco, lui pensa. Billy promette il suo aiuto. Sei sulla porta, pronto ad uscire, ma lui ti dice di no. Sei arrabbiatissimo, cominci ad andartene comunque. Non arrivi lì prima delle tre del mattino, e tutti stanno andando via. Bella sta dormendo, ti dicono, così non entri in casa. Vedi Sam, Jared e Paul, e questo ti fa incazzare. Mr Weber ti offre un passaggio a casa quando vede che sei a piedi. E’ lui che ti dice che i Cullen se ne sono andati. Le persone stanno già chiacchierando della cosa. Edward ha lasciato Bella nel bosco, ecco come si è trovata nei guai.
Dapprima le tue emozioni sono confuse. Devi ammettere che sei un po’ compiaciuto, ma cerchi di scacciare quei sentimenti. Si sbagliano – Bella deve essere infelice. Speri che lei stia bene.
Poi cominci ad avere (conoscere) i dettagli. Charlie è disperato, e chiama spesso Billy per aiuto. Ma a nessuna della tue sorelle è mai capitato qualcosa di simile, e Billy non può essere di molto aiuto. Senti dire di quanto Bella sia distrutta, forse catatonica, non mangia, non dorme.
Cominci ad odiare Edward Cullen. Come ha potuto fare questo a qualcuno così buono e dolce (gentile)? Che razza di mostro è? Ti dispiace che tu abbia voluto scusarti con lui.
Al tempo stesso, sei anche incavolato con le persone di la Push siano così felici che i Cullen siano partiti. La cosa ti fa veramente arrabbiare. Stanno festeggiando la stessa cosa che ha devastato Bella.
Il tempo passa, e Charlie si fa sempre più preoccupato. Billy non ti proibisce più di andare a trovare Bella, ma tu istintivamente sai che lei non vuole vedere te – né nessun altro. Cerchi di non preoccuparti per lei, ma è dura con Billy che continua a borbottare su di lei tutto il tempo. Lei è come uno zombie, dice Charlie. Non ha più sorriso da quando Edward se n’è andato.
Passano i mesi. Un giorno senti un motore familiare (rombare) ruggire fuori casa tua. A mala pena riesci a credere ai tuoi occhi, ma Bella si è fermata improvvisamente. Sei eccitato fino a quando non le dai un’ulteriore occhiata. E’ peggio di quanto avessi immaginato. Ha perso fin troppo peso e i cerchi sotto i suoi occhi sono neri. I suoi capelli sembrano più scuri e il suo viso è mortalmente bianca. Sembrava come se potesse spezzarsi a metà. Ma poi lei ti guarda, e sorride un vero sorriso. E’ felice di vederti. E’ una piccola cosa, ma significa tutto per te.
Presti attenzione in qualunque cosa lei dice e fa, ma mai in un modo in lo nota. Compari il modo in cui lei è a tutto quello che hai sentito da Charlie. Ti parla di motociclette e tu sei eccitato. Questo è qualcosa in ci sei molto bravo, e vorresti farne mostra. Lei sembra completamente a suo agio, e tu ti senti nello stesso modo. E’ come se lei fosse stata con te ogni giorno dall’ultimo anno. Voi state bene insieme, proprio come lo siete sempre stati. Spiriti affini.
Alcuni giorni dopo cominci a realizzare che c’è qualche altra cosa in cui sei bravo oltre che le macchine: puoi far felice Bella. Non nel modo in cui lo era prima, ma molto meglio di come era stata. Charlie e Billy sono al telefono tutto il giorno, e tu sei euforico per la consapevolezza che tu la stai aiutando. La guardi migliorare sempre di più, eccitandosi ai tuoi piccoli piani – e tu sei grato (felice) fino al midollo che puoi fare questo per lei.
Lei non è tornata alla normalità, comunque, e consideri le sue piccole battute di spirito come un buon segno. Lei sembra stia reinventando se stessa, e tu le dai il suo spazio per farlo, solo seguendola passo passo come se fossi al guinzaglio.
Le cose con Bella vanno bene, ma se non fosse per lei, la tua vita sarebbe risucchiata. Embry si è unito al folle culto di Sam, e tu sei terrorizzato per lui e furioso con lui allo stesso tempo. Lui non vuole parlarti. Tu e Quil cercate di immaginare cosa sta succedendo, ma niente ha senso. Billy è così esasperante sull’intera faccenda, e ti guarda in modo buffo tutto il tempo. Ciò ti rende ansioso. Ne parli a Bella, comunque, e ti fa sentire meglio perché anche lei prende la cosa seriamente. Ti abbraccia, e il tuo cuore quasi esplode.
Naturalmente capisci che ti stai innamorando di lei. Sai anche che lei non è pronta, e che lei non ti pensa in quel modo. Sai come essere paziente, comunque, e tieni le dita incrociate affinché un giorno lei ti guardi in modo diverso. Sei contento che sei così alto, che non dimostri 16 anni. Cominci a mettere su muscoli persino senza sollevare tutti quei pesi come fa sempre Quil, e anche questo ti rende felice. Lei diceva che eri quasi bello…
Lei ti porta fuori con i suoi amici di scuola, ma tutti i piani cadono, e siete solo tu, Bella e Mike Newton. E’ facile allentare la tensione. Ti stai sentendo abbastanza bene mentre guardi – a lei non piace questo ragazzo. Lei non è a suo agio con lui come lo è con te. Parla con lui a mala pena. Ti stai godendo il terribile film più di qualsiasi altro film che tu abbia mai visto. Le piaci più. E’ ovvio.
Lui si sente male. Tu lo aspetti insieme a Bella, e ti stai sentendo molto strano – ti senti stranamente potente, pieno di confidenza. Stai volando e stupisci te stesso con le cose che dici a lei. Tutto viene fuori. Lei ammette che sei il suo preferito, sebbene stia ancora chiaramente soffrendo per lo scemo che le ha spezzato il cuore. Per mezzo secondo ti riempi di quell’incredibile rabbia che qualcuno le ha potuto fare così del male. Vorresti poterlo uccidere. Sei sorpreso per questa selvaggia emozione, e velocemente la soffochi.
Accompagni Bella a casa, e sei pieno di speranza. Questo funzionerà. Sei l’unico con cui lei è felice. Ha bisogno di te. Tu farai tutto ciò che è in tuo potere per continuare a farla felice. Le prometti ciò. Ti senti grande. Solo un po’ più di tempo…
Vai a casa, e Billy ti sta osservando in quel modo irritante. Ti senti irascibile, come (se) ci fossero degli spilli che pungono tutta la tua pelle. La stanza dà la sensazione di essere troppo calda – Bella ha detto che avevi la febbre. Puoi sa mala pena stare in piedi.
Billy dice che sembri strano, tutto critico, e quella stessa rabbia furiosa si impossessa di te. Questa volta non puoi fermarla. La senti montare al di là di ogni controllo, una rabbia così forte che fa tremare tutto il tuo corpo. Parte di te sa che la tua reazione è stupida, ma la maggior parte (di te) è posseduta dalla furia. Ogni cosa è calda, come se la stanza andasse a fuoco. Puoi sentire il calore dentro le ossa.
E poi, con tuo orrore e shock, il tremolio peggiora e senti che il tuo corpo sta cadendo a pezzi. Sei terrorizzato. Ci vuole solo un secondo, ma è il secondo più lungo di tutta la tua vita. Ti senti esplodere, e pensi che stai per morire.
Ma il tuo corpo regge (rimane in sé) prima che tu vada a pezzi. Hai una nuova forma che tu non comprendi. La tua testa sta sfiorando il soffitto, e stai guardando in basso verso Billy da una grande altezza. Il tremolio si è fermato, ma la rabbia è ancora là. Ogni cosa è ancora calda e rossa. Cerchi di gridare a Billy, di fargli spiegare, ma viene fuori questo orrendo ululato. Fai un passo verso di lui, e la stanza trema. Le tue labbra sono tirate indietro sopra i tuoi denti e tu puoi sentire ringhiare e vuoi colpire Billy e domandargli per sapere che cosa ti ha fatto. Ti allunghi verso di lui, e questa zampa enorme, con gli artigli si muove invece della tua mano. Guardi in basso verso te stesso, e un terribile guaito viene fuori dai tuoi denti.
Billy ti parla come se fossi un bambino, lentamente e in modo tranquillizzante, dicendoti di stare calmo, che tutto andrà bene. Ma lui non ti dice che cosa è accaduto – che cosa sei. Ti fa di nuovo arrabbiare (il fatto) che lui non sembra sorpreso. Se lo aspettava? Perché non ti aveva avvertito?
Billy afferra il telefono e chiama qualcuno. Appena senti il nome di Sam, ti incazzi. Sam c’entrava in questo. Orribili ruggiti riempiono la casa. Billy sembra terrorizzato, e tu sei davanti alla sua faccia, le tue mascelle pronte per mordere. Ti tiri indietro, e senti di nuovo quello spaventoso guaito.
Questo è quando cominciano le voci nella tua testa. Ma esse sono molto più che voci. Dietro le parole puoi vedere le immagini e sentire le emozioni. In pochi secondi, tu capisci. Vedi la parola dietro le parole, la risposta alla tua domanda. Licantropo. Tu sei un mostro.
Embry è quello che aiuta di più. Riconosci la sua voce anche se non ha suono. Vedi come è sollevato ad averti ora con lui. Sam lascia che lui spieghi, lo lascia parlare con te fuori di casa (Billy ti tiene la porta aperta – le tue spalle possono a mala pena passarci). Nei boschi dietro casa tua, vedi gli altri per la prima volta. Loro sono enormi e terribili. Sei sgomento di sapere che tu sei come loro.
E’ una lunga notte. Loro ti mostrano ogni cosa. Tutte le storie che hai sentito in tutta la tua vita sono fatti storici. E’ come atterrare ad Oz, dove ogni cosa cambia colore, tranne che questo nuovo mondo non è un bel posto pieno di creature (famiglie) che azzannano. Stai vivendo in un film dell’orrore. Tu sei uno dei mostri. Ti mostrano perché questo è accaduto, e questa è la parte peggiore. Perché anche i vampiri sono reali. Ed è colpa loro se ti sei mutato in questa cosa. Peggio ancora, non solo i letterari succhia-sangue esistono, ma la tua migliore amica, la ragazza che ami, è ancora innamorata di uno di loro. Dapprima non vuoi credere che lei sapesse la verità, ma loro ti convincono che lei è completamente consapevole della cosa. Ti fa sentire male ora, ricordare quanto lei soffra per lui.
Anche tu sei un mostro, ma non di quelli cattivi. Sei del tipo che esiste per proteggere la tua famiglia da quelli cattivi. Non che sia di gran conforto. Soprattutto quando ti dicono che il tuo nuovo stato di leggendario protettore significa che non puoi più stare vicino a persone normali. Sei troppo pericoloso per loro ora. Forse fra sei mesi, un anno. Devi andare a scuola per mantenere il segreto, ma nessun altro rischio non necessario. A scuola, tu devi focalizzare tutta la tua energia sul rimanere calmo. Dimentica i tuoi studi. Solo non uccidere nessuno.
E Bella è totalmente fuori questione. Quando protesti, vedi i ricordi di Sam. E’ come se tu fossi lì. Lo vedi supplicare Emily. Senti la risposta che ha mandato Sam in una furia irrazionale – quella furia che è la caratteristica e la maledizione dell’esistenza dei lupi. Lo vedi esplodere di rabbia, la sua mano ancora tesa verso di lei. Vedi i suoi artigli affondare nel suo viso. La vedi cadere a terra, priva di sensi. Senti il suo panico, il suo terrore. Sono così forti che lui non può trasformarsi di nuovo (ridiventare umano) per aiutarla. Pensi che la stai guardando morire (anche se sai che è sopravvissuta, ti distrugge – ti sottrai al dolore del ricordo). Vedi Jared e Paul correre in aiuto, portare Sue da Clearwater (una RN= Registered Nurse – infermiera diplomata – la migliore scelta possibile quando uno dello staff dell’ospedale è un vampiro). Sue si prende cura di Emily mentre Sam si contorce (si dibatte) in agonia nella foresta, nascondendosi, ancora incapace di calmarsi abbastanza per ritrasformarsi…
E pensi che hanno ragione, non puoi vedere (incontrare) Bella. La tua promessa non sarà mantenuta (non potrai mantenere la promessa). La ferirai (le farai del male), proprio come l’altro mostro.
Guardando continuare il ricordo di Sam continuare fino alla fine, tu sai come trasformarti. Ti calmi nel modo in cui l’ha fatto lui, e ti ritrovi indietro (a brillare?) nel tuo vecchio corpo. Nudo e malato, ti raggomitoli nel buio e piangi come non hai mai pianto in vita tua.
Gli altri sono sorpresi. Tutti gli altri hanno impiegato giorni e persino settimane per capire come trasformarsi.
La tua nuova vita comincia in un periodo di tensione. Non solo i vampiri sono reali, loro sono ancora qui. Dei nuovi, non i Cullen. Stanno cacciando nell’area, ed è compito tuo fermarli. Questo puoi farlo. Tutto il tuo odio per quello che Edward e il resto dei Cullen hanno fatto a Bella viene canalizzato nella caccia a questa coppia, il maschio dai capelli neri con la sua rossa compagna.
Quando rintracci il maschio, è proprio il momento giusto. Segui l’odore del vampiro attentamente, cercando di coglierlo alle spalle (arrivare alle sue spalle di soppiatto). Jared si occupa della cosa perché ha occhi come binocoli – riesce a vedere miglia lontano. Il vampiro si ferma in un piccolo prato (si ferma in una radura), e Jared lo vede parlare con Bella. Ti getti in avanti, ma Sam è esitante. State per rompere il trattato sulle terre. E’ uno degli amici dei Cullen? Lui ha rotto il trattato con il suo omicidio, ma tu non puoi provarlo – non eri presente. Sam non vuole cominciare una guerra senza essere sicuro delle conseguenze. Tu pensi che lui stia diventando troppo cauto. Tu discuti, e quando è chiaro che Laurent intende fare del male a Bella, Sam velocemente è dalla tua parte.
Uccidere Laurent è più facile di quanto ti aspettassi. E’ perché eravate cinque contro uno? Sai che non è questo il motivo. Tu e Sam avete fatto la maggior parte del lavoro, e ti senti come se avessi potuto fare tutto da solo. Forse i vampiri non sono così duri come le storie hanno portato tutti a credere.
L’immagine del viso terrorizzato di Bella nel prato è sempre nei tuoi occhi. Lei era atterrita – più terrorizzata dal tuo nuovo aspetto (dalla tua nuova faccia) di quanto lo fosse dal vampiro dagli occhi rossi che stava cacciando. Ti chiedi sempre come si è spiegata quello che ha visto.
La caccia prosegue, e la femmina dai capelli rossi dimostra di essere molto più sfuggente (difficile da catturare). Il gruppo non capisce le sue motivazioni, così è difficile indovinare le sue mosse. Ed è molto brava a fuggire.
Avere un vampiro nelle vicinanze ti rende nervoso. Sembrano tutti ruotare intorno a Bella alla fine. Controlli la sua casa di notte, assicurandoti che lei è al sicuro.
La vita normale è diventata un fastidio (una fastidiosa routine). Ma gli altri sono impressionati dal tuo controllo, e durante quelle poche settimane di caccia al vampiro dai capelli neri, sono sempre più stupiti. Sei più bravo a controllare i tuoi “episodi” (come li consideri) di ogni altro. Ci sono voluti sei mesi a Sam per arrivare al punto in cui tu sei arrivato in due settimane. Sei già più bravo di Embry, Jared e Paul. Questo comunque non ti rende più felice. Perché qualcuno vorrebbe essere migliore nell’essere un licantropo?
Ancora, comincia a pensare che potresti gestire degli incontri con Bella. Sei sicuro, ora che sai cosa aspettarti, che puoi controllarti vicino a lei. E lei chiama in continuazione. I mostri nel bosco l’hanno senza dubbio traumatizzata. Lei ha bisogno di te. E’ nei tuoi pensieri la maggior parte del tempo. Sam ti rimprovera (frena) – nessuno sa meglio di lui come ci si sente a fare un errore.
Non puoi neppure parlarle al telefono. Tutti i licantropi e gli anziani sono disturbati dai tuoi ricordi – sono stati così attenti a proposito del trattato, e tu l’hai rotto, anche se inconsapevolmente (senza saperlo). Per lo meno i vampiri che hanno firmato il trattato se ne sono andati, così questo non comporta una guerra. E Bella non sembrava credere più che a una sola storia… Ma Sam ti da un ordine: non ti è permesso dire a Bella la verità. Ti dice questo in forma di licantropo, e tu riesci a percepire il livello di autorità che corre attraverso il pensiero. Lui è il lupo alpha e tu non puoi disubbidire.
Bella persiste, comunque, e tu non sei sorpreso quando lei si accampa fuori dalla tua casa. Convinci gli altri che tu riuscirai a gestirti per una conversazione, che dovrà esserci prima o poi. Sam è d’accordo – non vuole essere troppo dittatoriale nella sua posizione alpha, con te più che con chiunque altro (ma questa è un’altra storia). Ti consiglia di mantenerti calmo e insiste che tu dice qualunque cosa tu debba per tenerla lontana. Lui sta pensando a Emily, e come puoi discutere su questo?
E’ più dura (difficile) di quanto pensavi. Vedi il viso di Bella mentre pensi alla parola data, ed è come se qualcuno ti pungolasse nelle budella. Sei crudele proprio come quel vampiro che l’ha distrutta. Ti senti come se prendessi tutte le tue e le sue speranze e felicità e le schiacciassi con le tue mani. A volte la rabbia è forte – cominci a surriscaldarti, ma la controlli. Arrivi più vicino a perdere il controllo quando lei si mette sulle difensive a proposito dei vampiri. Come può pensare in qualche modo bene di loro, soprattutto ora, con tutto quello che le hanno fatto? Come se solo essere vampiri non fosse abbastanza.
E poi se la prende con sé stessa – pensa che ha fatto qualcosa di sbagliato (di male), e questa è la ragione per cui ti stai comportando così. Ti sta quasi pregando. Ti odi profondamente per farle questo. Corri via trasformandoti appena lei non ti può vedere cosicché non piangerai di nuovo come hai fatto prima.
E’ un lungo pomeriggio. Sei stufo di Embry che cerca di confortarti, stufo dell’approvazione di Sam per quello che hai fatto. Ti chiedi amaramente se tu non hai ferito (lasciato il segno su) Bella oggi proprio come lui ha ferito Emily. Torni al tuo stato umano per allontanarti da loro, e mediti tutta la sera. Esci di casa per allontanarti da Billy, che è irritante proprio come (quanto) gli altri.
Realizzi (Capisci) che mentre Sam ti ha proibito di spiegare a Bella, lui tecnicamente non ti ha ordinato di non vederla. Sai che questo è infido, ma non puoi sopportare che lei pensi che non vuoi essere suo amico. Devi scusarti (farti perdonare), trovare qualche modo di farlo.
Guidi la tua motocicletta fino a casa sua e la nascondi in un’altra strada. Ti infili in camera sua, e ti sorprende vedere quanto è arrabbiata. Inoltre lei ha un aspetto orribile – terribile quasi quanto la prima volta che l’hai vista. I suoi occhi sono rossi e il suo viso è bagnato. Ti odi di nuovo, vedendo questo. Cerchi di spiegare, ma l’ordine di Sam continua a mettersi di mezzo.
Cerchi per lo meno di rendere chiaro quanto lei è importante per te e che questa separazione non è una tua scelta. Mentre stai parlando con lei, senti che hai sbagliato a venire. Non stai migliorando niente. Non può essere meglio, finchè non capirà. Se solo avesse creduto a tutte le tue storie quel primo giorno…
Capisci allora che lei già sa quello che tu vuoi che lei sappia. Cerchi di farle ricordare, di mettere le cose insieme, ma lei è mezzo addormentata e confusa. Sei più speranzoso ma anche più teso. Lei ricorderà? Capirà? Se lo farà, che cosa penserà? Sarà spaventata o mi respingerà? L’idea che lei possa sentirsi in quel modo ti rende pazzo. E’ stata capace di accettare un vampiro… Questo ti disgusta.
Appena ti rimetti in fase sai che Sam e gli altri sapranno tutto del tuo venir meno alla tua promessa (che hai infranto la tua promessa). Speri di poter nascondere loro la cosa finchè Bella non capirà tutto. Torni a casa in moto e prometti a te stesso che manterrai la calma, non importa come.
Quando ti svegli al mattino, Billy ti dice che Bella è passata, e che ti aspetta alla spiaggia Sei pieno di eccitazione e timore. Lei deve aver messo insieme i pezzi. Lei non ha semplicemente chiamato. Ha già accettato quello che sei?
Allora vai alla spiaggia e vedi il suo viso. Lei è impaurita e sconvolta. Vedi dalla sua espressione che lei non sta bene con la tua nuova vita. Questo ti rende furioso. Devi concentrare tutta la tua energia nel rimanere umano. La accusi di ipocrisia, e quindi provi un incredibile sollievo quando il fraintendimento si chiarisce. Ti fa ancora male vedere quanto è protettiva verso i suoi vampiri, ma per lo meno ti arriva anche la sua accettazione. Ancora una volta ti senti speranzoso. Forse potete superare tutta questa confusione e stare insieme di nuovo.
E’un enorme sollievo poter parlare di nuovo con lei ora. Sei sorpreso di scoprire che sa dei vampiri fuori Forks più del gruppo, e inorridito che la rossa sia stata dietro a Bella fin dal principio. Sei ansioso di parlare con gli altri; vuoi un piano sul posto per proteggere Bella. Ti senti molto feroce, sapendo che qualcuno sta cercando di farle del male. Per la prima volta sei contento di essere un licantropo. E’ orribile, ma allo stesso tempo puoi proteggere Bella. All’improvviso sembra che ne valga la pena (essere un licantropo).
Chiami il gruppo. Mentre hai fiducia ora di poterti controllare vicino a Bella, hai dimenticato di contare gli altri. Paul reagisce più fortemente di quanto ti aspettassi. Devi trasformarti proprio davanti a Bella per proteggerla, e non possibilità di vedere la sua reazione. Devi far allontanare Paul da lei. Fortuna per te, stai diventando ogni giorno più grosso e più forte. Non è difficile spingere Paul nel bosco. Sam si unisce a te velocemente e ordina a Paul di calmarsi. Spieghi loro di Bella e della rossa – non ci vuole molto, parlando attraverso i pensieri come fai tu. Nonostante Sam debba riconoscere l’importanza e l’utilità di questa informazione, continua a rimproverarti per un po’. Lui sottolinea come hai messo in pericolo Bella oggi, e poi sgrida Paul per essere diventato lui il pericolo. Infine ammette che capisce, e voi tre velocemente siete in buoni rapporti. Migliori di sempre realizzi. Trovi più facile essere parte di questa situazione, ora che aiuta Bella.
E’ strano che le cose tornino alla normalità, mentre allo stesso tempo tutto è diverso e pericoloso. Bella è il pezzo chiave che ti aiuta a tenere tutto in equilibrio. Dormi un po’ di ore a notte, ma la maggior parte del tempo lo trascorri correndo attraverso i boschi con Sam o Embry, cercando qualsiasi segno che la succhia sangue dai capelli rossi sia ritornata. Quando non è il tuo turno, trascorri più tempo che puoi con Bella. C’è un nuovo livello di intimità nella vostra amicizia. Tu conosci tutti i segreti di tutti gli altri, e questo fa una differenza più grande di quanto avevi pensato. Sei meravigliato di quanto lei sia stata incapace di condividere, di quanto lei sia stata sola durante tutto il suo crepacuore. Ancora ti disturba vedere quanto lei si addolora per i Cullens. Tu non puoi vedere la differenza tra i Cullen e il vampiro che le dà la caccia,ma lei può. Lei è ovviamente terrorizzata da quel vampiro. Cerchi di rassicurarla. E tu sei contento che lei non debba essere più sola in questo.
Ti preoccupi per il fatto che Bella rimane sola quando tu sei fuori in perlustrazione (di pattuglia). Non sei felice quando i tuoi piani per aiutarla a divertirsi – rotti dalla costante inquietudine (ansia) – sono interrotti da Victoria. Lei fa un incerto tentativo di attraversare il tuo territorio. Ti sembra sospetta, e quando lei scappa via nell’acqua, sei preoccupata che lei abbia un altro piano. Tu, Jared ed Embry vi affrettate lungo la costa, cercando qualche segno che lei abbia cercato di raggiungere la spiaggia. Tornate indietro verso La Push senza incrociare il suo odore (scia). Embry continua (per la sua strada) con Jared, ma tu vuoi controllare Bella. Solo per assicurarti che capelli rossi non sia intorno a te.
Bella non è alla spiaggia, né capelli rossi o qualcun altro. Rimani tra gli alberi, ma la tempesta è talmente brutta che nessuno intorno a te potrebbe vederti, Il suo furgone non è di fronte a casa tua. All’inizio pensi che sia tornata a casa, ma le tracce fresche dei pneumatici vanno nell’altra direzione. Non è fino a quando trovi il furgone abbandonato sulla strada vicino alla scogliera che ti ricordi la tua promessa del giorno precedente. La scogliera da cui ci si può tuffare. Nello stesso istante, senti lontano il grido di Bella, che si indebolisce mentre il suono cade (perché lei si è gettata).
Ti affretti verso l’orlo della scogliera. Non riesci a vedere nulla sotto – le onde sono tempestose, non c’è traccia di un recente impatto. Ti lanci dal bordo, immergendo per primo il naso nell’acqua scura.
L’acqua è tempestosa. Ti rendi conto di quanta forza stai usando per riuscire a nuotare, e sai che Bella non è così forte. Nessun umano è forte abbastanza per domare questa corrente.
Cerchi freneticamente, i tuoi occhi acuti perlustrano l’acqua. Alla fine, vedi qualcosa di bianco balenare – le sue mani che lottano inutilmente contro le onde. Sei sott’acqua, a corto di respiro, e molto spaventato. Nessun altro avrebbe potuto farlo in quelle stesse condizioni, neppure Sam, ma ti concentri e ti costringi a tornare umano. Poi acciuffi Bella e la riporti a forza in superficie.
Vorresti aver portato con te la valigetta del pronto soccorso. Tutto quello che riesci a pensare di fare è far uscire l’acqua dai suoi polmoni. Ce n’è così tanta. Alla fine riprende conoscenza, ma poi perde i sensi. Non sai cosa fare. La trascini sulla spiaggia, sperando che qualcuno venga in tuo soccorso. I pensieri di Jared e di Embry erano con te durante l’immersione, ma ora sei tagliato da solo (non puoi comunicare con loro).
Sam arriva, ma Bella si risveglia prima che lui possa fare qualcosa più che dirti della tragedia al villaggio. Ti dispiace averlo fatto venire via da dove era necessario (avevano bisogno di lui). Bella sembra stare bene. Non sai se ha bisogno di un dottore, ma lei vuole solo riposare così la porti a casa. Sei esausto per le molte notti passate fuori a correre (in perlustrazione), e cadi addormentato accanto a lei. Ti senti bene là, insieme senza segreti, sapendo che lei è salva.
Billy ti sveglia quando torna a casa. E’ devastante realizzare che Harry è morto. Era uno dei migliori amici di Billy, uno zio in molti sensi, e anche uno degli unici tre anziani che sapevano dei lupi. Non sembra giusto che se ne sia andato.
Porti Bella a casa, sapendo che anche Charlie sarà addolorato. Sulla strada, tu noti che qualcosa è diverso in lei, ma non puoi dire che cosa. Perdere Harry rende ancora più chiaro che avresti potuto perdere Bella – era così vicina. Il pensiero ti fa inorridire. Al tempo stesso, sei immensamente felice che sei riuscito a salvarla. Lei è viva perché tu sei un lupo mannaro. Ti riconcili di più con il tuo fato.
Ripensando al pericolo scampato per miracolo, la tieni fra le braccia, sollevato (grato) di poterlo fare. Per la prima volta dalla prima notte in cui ti sei trasformato – la notte dell’orribile film – pensi che questo potrebbe funzionare. Sembra molto giusto che tu la tenga in questo modo. Anche lei prova la stessa cosa? Forse non è forte quanto quello che provava per il vampiro, ma deve significare qualcosa se nessuno dei due si sente completo senza l’altro. Sembra che tu sia destinato a stare con lei.
Lei comincia ad allontanarsi. Non è ancora pronta, ma pensi che lo sarà. Solo ancora un po’ di pazienza. Apri lo sportello della macchina, e questa piacevole consapevolezza viene distrutta.
C’è un vampiro nelle vicinanze. Dapprima hai pensato che sia “capelli rossi”, e pensi che si sia servita della distrazione della morte di Harry per entrare di soppiatto. Non sei sicuro dove sia e se sta guardando. Hai paura di trasformarti e di cacciare, nel caso lei si avvicini mentre sei sulle sue tracce. Decidi che il piano migliore è riportare Bella a La Push, lasciare Embry con lei, e cacciare la “capelli rossi” con Sam.
Qualcosa non va comunque bene. Il profumo è scomparso. Un vampiro ovviamente, ma non lo stesso il cui profumo ha infastidito il tuo naso nell’ultima settimana.
Prima che tu possa capirci qualcosa, Bella ti dice di fermarti. Il suo viso è più luminoso di quanto tu l’abbia visto dal giorno in cui venne a cercarti, a pezzi. Lei pensa che i Cullen siano tornati, e la vistosa auto parcheggiata davanti casa sua supporta la teoria. Il suo entusiasmo ti fa male. Tutto quello che lei vuole è andare a trovare il vampiro, come se non fosse l’ingrediente principale della dieta della loro razza. Sei furioso. E’ difficile calmarsi.
E’ chiaro che dovrai portarla via con la forza se vuoi impedirle di entrare dentro. Sembra sicura che sia il suo vampiro. Lei se n’è già andata – mentalmente lei è a un milione di miglia lontano da te. E tu hai delle responsabilità. Il gruppo ha completamente ignorato le linee del trattato da quando i Cullen se ne sono andati. Tu non puoi lasciare i tuoi fratelli nei guai, non sapendo che i Cullen sono tornati.
Odi lasciarla lì, e sei così arrabbiato che è questo ciò che lei vuole. Il futuro che sembrava così speranzoso poche secondi fa (prima) si sbriciola (crolla) nel vuoto (nel niente, nulla). Lei non si preoccupa persino (anche) che loro l’hanno lasciata? Non ha importanza. Neppure una volta lei ha espresso una qualche rabbia verso di loro per quello che le hanno fatto. Tu pensi che lei neppure abbia mai sentito quella rabbia. Accetta quello che hanno fatto senza problemi (obiezioni).
Tu devi andare, perché non sarai capace di controllarti (mantenerti umano) ancora troppo a lungo. Puoi sentire la furia crescere. La lasci da sola là nella strada, desiderando più di ogni altra cosa che lei ti richiami, che lei cambi idea. Lei non lo fa.
Corri verso l’ospedale, e poi ti ritrasformi (torni uomo). La rabbia si è un po’ affievolita, e tu sei di nuovo frenetico (affannoso) sulla sua salvezza. Chiami, e lei risponde. E’ vero. I Cullen sono tornati, e lei ha scelto i vampiri a te.
E’ una brutta notte per i lupi Quileute. Sam ripristina le linee di pattuglia cosicché loro proteggeranno solo il miglio quadrato della riserva. Sam non vuole lasciare nessun buco _ potrebbero esserci una mezza dozzina di vampiri là fuori, e le loro intenzioni non sono chiare. Ti preoccupi di Bella e della vampira dai capelli rossi, ma Sam dice di lasciare che i Cullen si prendano cura di loro stessi. Odi l’idea che Bella appartenga a loro.
Passano i giorni. Nessuno cerca di attraversare il confine. Billy chiama Charlie e sembra che solo una dei Cullen sia tornata, e lei sta con loro. Questo ti annienta. Sam è preoccupato – qual è la nuova politica? Le linee di confine vengono ripristinate? Per quanto tempo? Torneranno tutti? Sanno di quella dai capelli rossi? La considerano sotto la protezione del loro trattato? Se è così, il trattato è rotto. Se loro non la manderanno via, il gruppo li considererà suoi complici. Sam, Billy e il vecchio Quil discutono sulla possibilità di una nuova guerra…
Ma Sam vuole prima delle informazioni – cerca di tenerla su un piano civile il più a lungo possibile – e tu ti offri per il lavoro. Insisti di andare di persona. Hai bisogno di vedere il suo viso, di vedere quanto profondamente coinvolta lei sia. Dici a Sam che saprai meglio la verità di persona, che riuscirai meglio a dire se lei sta mentendo. Non lo stai prendendo in giro con le tue motivazioni, ma i tuoi ragionamenti sono sconsiderati.
Vai durante il funerale, cosacche potrai parlarle onestamente senza la possibilità che Charlie vi interrompa. Jared e Emry non vogliono lasciarti solo là, anche quando sono sicuri che il vampiro non c’è per il momento. Sai che rimarranno vicini a te, ma tu non vuoi che ascoltino. Vuoi poter parlare veramente con Bella, ma è tutto quello che puoi fare per rimanere calmo. La sua casa puzza – ti brucia il naso. L’odore (la puzza) di vampiro è dappertutto su di lei. Siete entrambi un po’ ostili, ma lei risponde alle tue domande. La Cullen è solo in visita. Tu dici a te stesso che le cose torneranno alla normalità quando la vampira se ne andrà di nuovo.
Non riesci ad andartene. Capisci che l’hai ferita, e torni indietro per trovarla a piangere. Ti senti peggio, o meglio. Meglio perché per lo meno lei si interessa a te. Sta piangendo per te. Questo è qualcosa.
Riesci a parlare ora, ma è difficile. Lei li ama. I mostri che l’hanno ferita (che le hanno fatto del male) – li ama. Si interessa anche a te, ma non così tanto. Ancora, il vampiro se ne andrà di nuovo… Sei confuso, incerto su come sentirti.
La tieni tra le braccia, ed è come era prima – come doveva essere. Prendi il suo viso tra le mani, e all’improvviso hai voglia di baciarla più di qualsiasi altra cosa al mondo. Non è come l’avevi programmato – non è il momento giusto con quella vampira che si aggira nei paraggi. Ma pensi che anche questo doveva essere. Forse lei lo sentirà (proverà). Vedi il conflitto nei suoi occhi, e ti chiedi chi vincerà quando le tue labbra toccano le sue.
Suona il telefono in questo momento inopportuno, e tu vai a rispondere. Che scelta hai? Potrebbe essere Sam, potrebbero esserci problemi. Senti il chiaro tono squillante (sonoro) della voce con il soffice accento inglese, e sai chi è alla prima parola. Un altro di loro. Forse Bela aveva torto sul ritorno degli altri. Forse stava mentendo.
Bella è di nuovo arrabbiata quando il vampiro ti attacca il telefono. Prima che tu possa chiarire, senti l’acro odore fresco di un vampiro che si sta avvicinando. Senti il debole suono del passo quasi silenzioso del vampiro che si sta avvicinando. Cerchi di andare via, ma l’odore è più forte nell’ingresso. Prima che tu riesca ad uscire dal retro, il succiasangue è lì.
E’ solo una piccola cosa, ma dopo quello che Bella ti ha detto sui vampiri con capacità extra, non hai intenzione di abbassare la guardia. Comunque lei non presta molta attenzione a te. Lei sembra a mala pena consapevole di ciò che la circonda, disturbata da qualcosa. Bella la chiama Alice. Alice fa una volta il nome di Edward, e Bella si accascia. La vampira l’ha ferita? Tu non ti sei accorto di niente. Ma tu fai un balzo in avanti per afferrare Bella prima che la vampira possa toccarla, e l’allontani da lei.
La piccola vampira sembra molto sconvolta, e questo ti sorprende. Non avevi capito che potevano provare tali emozioni. Sei nauseato e stupito di quanto sembravano essere a proprio agio Bella e Alice mentre si abbracciavano. Avresti pensato che un vampiro non fosse in grado di toccare gli umani in quel modo senza far loro del male. E Bella è così a proprio agio (tranquilla) con Alice – in grado di interagire con lei come se Alice fosse umana. Bella sembrava vederla in quel modo – pressoché come una persona.
La conversazione è difficile da seguire. Tu intuisci (capisci) che Edward Cullen è in qualche problema ed è colpa di qualcuno di nome Rosalie. Bella sta gridando e chiede di aiutare, la piccola vampira la lascerà provare, anche se ha fatto chiaramente capire che è una missione suicida.
Segui Bella in cucina, dove lei scrive un messaggio per Charlie. Le chiedi di non andare. E’ come se tu non avessi detto niente (parlato). Lei ti chiede di prenderti cura di suo padre.
Bella corre a preparare le valigie, e ti lascia da solo (tu rimani solo) con Alice. Ti allontani da lei il più possibile – è difficile reprimere l’istinto a non attaccare – e l’accusi di attirare Bella verso la sua morte. In verità parlare con lei è più facile di quanto avessi pensato – lei reagisce e parla come un umano, anche se il suo aspetto è spaventosamente alieno. Ai tuoi occhi acuti, lei è come un cristallo che si muove, tutto angoli e splendore.
Alice ribatte per un momento, ma poi Bella è di ritorno e loro vanno via. La rivedrai mai più? La preghi letteralmente di non andare, ma Bella parte (se ne va) dopo aver baciato la tua mano. Riesci a mala pena a trattenerla per mezzo secondo quando capisci che lei morirà (và a morire) per quella sanguisuga che ha rovinato la sua vita. Per la prima volta dall’inizio, perdi il controllo su di te e ti trasformi in lupo contro la tua volontà.
La vita è più dura di quanto sia stata prima. Gli altri sono sollevati che Alice Cullen se ne sia andata, non importa (anche se) si è portata Bella via con sé. Cercano di tenere i loro sentimenti lontano da te, ma naturalmente non ci sono segreti in un branco (di lupi). Sam cautamente allarga le tue zone di pattuglia, e tu controlli più attentamente per prenderti cura di Charlie, come ti ha chiesto Bella.
Così è come tu scopri la “capelli rossi” mentre fa un giro di ispezione per trovare Bella. Il branco fa cerchio, lentamente restringendo il perimetro, lasciando che si avvicini di più a Forks allo stesso tempo mettendo una barriera fra lei e Charlie… Comunque, all’improvviso lei gira (cambia direzione) e scappa. Continuate a cacciarla, ma lei è astuta e più veloce del vampiro dai capelli neri. La sua repentina fuga ti coglie di sorpresa – non le avevi dato segni della tua vicinanza. Facendo delle ricognizioni dopo il fatto, Sam rimette insieme i pezzi di ciò che è accaduto. Lungo il percorso lei si era imbattuta in una recente traccia lasciata da Alice Cullen. Sembra che ciò sia stato sufficiente per mandarla in panico. Questo per lo meno chiarisce che la capelli rossi non è amica dei Cullen.
Charlie è nel panico, naturalmente. Viene giù a La Push per interrogarti, per vedere se sai qualcosa che lo aiuti a trovare Bella. Vorresti potergli dire tutto dei Culen, ma tu non puoi svelare i tuoi stessi segreti, e che bene ne trarrebbe lui? Nessuno di voi può salvare Bella ora.
Si sparge la voce da Forks quando Bella torna viva. Charlie non chiama Billy subito – è troppo furioso apparentemente – così tu lo sai per primo da Leah Clearwater. Charlie ha chiamato per cancellare una visita a sua madre (di questa Leah); non voleva lasciare Bella da sola, perché lei è profondamente agitata. Sei così sollevato che lei stia bene, che dapprima non ti preoccupi di nient’altro. Ma non passa molto tempo che il resto della notizia trapeli. Il Dr Cullen tornerà all’ospedale – l’intera famiglia è tornata in città. Sam ripristina i turni di pattuglia, ma non così lontani come prima. I vampiri non sapevano dei licantropi prima, ma ora lo sanno. Se sono tornati definitivamente, allora il branco deve rinforzare di nuovo i confini. Per assicurarsi che non ci siano fraintendimenti su ciò che appartiene ai Quilentes.
Attraverso Charlie Billy si tiene aggiornato. Edward è tornato, apparentemente di nuovo a pieno titolo come fidanzato di Bella, senza affatto alcuna ripercussione per la sua defezione. Bella non viene a trovarti, e tu ne sei arrabbiato, anche se non ti aspettavi realmente che lei lo facesse. Sei anche furioso che Charlie lasci che Bella esca con Edward di nuovo. Non dovrebbe lui, in qualità di suo padre, poter fare qualcosa a tal riguardo?
Tu vieni con un piano, e non ci pensi completamente. Se la costringi a stare in casa, non riuscirebbe a vederlo… Forse se sta lontana da lui, sarà in grado di scacciare via qualsiasi incantesimo lui le abbia fatto e ricordare lui chi è e che cosa le ha fatto.
Inoltre tu hai una nuova preoccupazione ora. Da quando è tornata Alice, la tua più grande paura è stata che uno dei vampiri potesse perdere il controllo intorno a lei e uccidesse Bella per sete. Ti viene in mente ora, che forse c’è qualcosa di peggiore. Forse loro hanno intenzioni peggiori che usarla per appagare un appetito. Non vuoi proprio pensarci, ma non riesci a farne a meno.
Forse cercheranno di renderla una di loro.
E’ la cosa più orribile che tu possa immaginare. Peggiore che ucciderla – rubarle la sua essenza e trasformarla in una qualche creatura inumana di pietra, la caricatura della persona che era una volta. Sarebbe come lasciare qualche estraneo impossessarsi del suo corpo, solo una versione contorta, fredda di quel corpo.
Sai che l’unica cosa che farebbe arrabbiare Charlie più di ogni altra cosa (tranne la verità che non puoi dirgli) è la moto di Bella. Porti la moto a casa sua e dici a Charlie che la riporti perché Bella non viene più a La Push. Charlie si fa paonazzo (rosso – lett. barbabietola) e grida contro di te per un quarto d’ora, promettendo di informare Billy di quanto sta succedendo. Quando ti lascia andare, ti nascondi nella foresta invece di andare via, sapendo che il succiasangue saprà dal tuo odore che sei lì. Devi consegnare un avvertimento.
Proprio come ti eri aspettato, Edward Cullen viene fuori con Bella per incontrarti prima che lei affronti Charlie. E’ molto difficile controllarti, ma non hai intenzione di combattere davanti a Bella. Lei potrebbe rimanere ferita, e non hai intenzione di essere tu a rompere il trattato questa volta. Lascia che i Cullen siano cattivi fino in fondo.
Bella è furiosa. Eri preparato a questo, ma è comunque dura vederla così ferita.
Il vampiro ti prende di sorpresa, ringraziandoti per quello che hai fatto per Bella. Ti rifiuti di credere che in qualche modo sia sincero. E’ solo qualche stratagemma. Scopri che la sua capacità di leggere la mente è persino peggiore di quanto hai temuto. Vede tutto quello che stai pensando.
Sebbene sappia dell’avvertimento che sei venuto a dare, tu rispondi alla domanda di Bella sul trattato. Non solo non è permesso loro di cibarsi di umani se vogliono preservare la pace con i licantropi, ma non è permesso loro di creare nuovi vampiri.
La furiosa reazione di Bella ti dice più di quanto volevi sapere. Fino a quel punto, ti eri preoccupato che i Cullen avessero in mente di trasformarla. Non ti aspettavi che lei fosse a conoscenza del piano. Ora realizzi che è lei stessa che sta progettando questo – è ciò che lei vuole.
Devi lottare più di quanto abbia fatto prima per non trasformarti. Il resto della conversazione non ha significato. Bella vuole essere un vampiro. Lei non capisce che questo mutamento è solo un’altra forma di morte – peggiore di ogni altra.
Se lui la trasforma, sarà guerra. Vai a casa per dirlo ai tuoi fratelli. Devi preparare… Fonte. |